martedì 19 maggio 2009

Monito dagli Usa a Sharon"Non usate i cacciabombardieri"

GERUSALEMME - Processo ai cacciabombardieri. La decisione del governo Sharon di usare l'aviazione, gli F16 di fabbricazione americana, nelle rappresaglie di venerdì e sabato per l'attentato terroristico a Netanya, suscita un'ondata di critiche nel mondo e in Israele. Gli Stati Uniti intimano allo Stato ebraico di fermarsi: "Le forze israeliane devono smettere di utilizzare gli aerei", ha chiesto senza mezzi termini da Washington il vicepresidente Dick Cheney. Svariati membri del governo, partiti d'opposizione e praticamente tutta la stampa ebraica si pronunciano contro l'uso dei caccia: "Come risponderemo la prossima volta se ci sarà un attentato ancora più grave, tireremo una bomba atomica sulle città palestinesi?", accusa il quodidiano Haaretz. Ma il primo ministro Sharon resta del suo parere: "Continueremo a fare tutto il necessario, con tutti i mezzi a nostra disposizione, per difenderci".
Dalla guerra dei Sei Giorni, nel 1967, Israele non aveva più utilizzato gli aerei militari nei territori palestinesi. Era dunque prevedibile che il passo compiuto da Sharon destasse scalpore. Alla secca protesta degli Usa, che per bocca del vicepresidente Cheney invitano "entrambe le parti a fermarsi e riflettere dove stanno andando", fanno eco l'appello a un cessato il fuoco immediato dell'Unione Europea, il cui ministro degli Esteri, Javier Solana, sta per arrivare in Medio Oriente, la denuncia della Russia, dove è giunto ieri il ministro degli Esteri israeliano Peres, la ritorsione diplomatica della Lega Araba, che ha "sospeso" ogni contatto con Israele. Peres prova a rispondere alla comunità internazionale: "Facciamo rappresaglie perché veniamo attaccati - dice il premio Nobel per la pace - ma siamo pronti a riprendere il negoziato se Arafat riduce e combatte la violenza. La guerra non porterà a niente, il popolo palestinese non è il nostro nemico, il nostro nemico è il terrorismo". Ma ai severi giudizi provenienti dall'estero si aggiungono le critiche in patria. Vari ministri protestano per non essere stati consultati sull'uso degli F16, l'opposizione pacifista e di sinistra accusa Sharon di condurre il paese alla guerra, la stampa è unanime nel contestare il provvedimento. Bombardare i palestinesi con i caccia è "stupido e insensato", scrive il quotidiano Yedioth Ahronot, "è un'inutile Apocalisse", concorda Haaretz, mentre un editorialista di Maariv avverte: "E' esattamente quello che voleva Arafat. Anzi, il capo dell'Olp spera che prima o poi i caccia israeliani colpiscano una scuola, facendo strage di bambini. Allora sì che il mondo si solleverà in sua difesa e contro lo Stato ebraico".
Ieri gli F16 sono rimasti a terra, ma la violenza è proseguita lo stesso. Con un'escalation d'altro tipo: per la prima

 volta, le forze israeliane hanno attaccato l'abitazione di uno dei massimi dirigenti palestinesi. I carri armati hanno aperto il fuoco in Cisgiordania contro la residenza di Jibril Rajub, capo dei servizi di sicurezza di Arafat: lui non era in casa, ma l'edificio è stato distrutto e sono rimaste ferite tre delle sue guardie del corpo.
http://www.repubblica.it/online/mondo/terridiciotto/monito/monito.html
"Un chiaro tentativo di assassinio", si indigna l'Olp. In un incidente separato, un colono ebreo è stato gravemente ferito in un agguato vicino a Ramallah, l'Esercito ha risposto inseguendo i cecchini e ferendo sette palestinesi.

Onu, Usa, UE e Russia impongono il ritiro ad, Israele...

messaggio 10 Apr 2002, 11:35

Medio Oriente. USA, Russia, Ue e ONU a Sharon e Arafat: ritiro immediato dai territori, stop agli attacchi terroristici
Il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan

"Siamo qui oggi di fronte ad una crisi che sta causando un'escalation di violenza terribile, ad una crescente crisi umanitaria in Cisgiordania e a Gaza, con la popolazione civile coinvolta, ad una crescente tensione nel nord di Israele. La comunità internazionale esige che Israele rispetti gli obblighi internazionali di rispetto dei civili, che si interrompa la distruzione e i danni inferti ad abitazioni civili. Il rispetto dei diritti umanitari è prioritario per ogni Stato che si dica democratico". Queste le parole con cui il segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan ha aperto oggi il vertice di Madrid sulla crisi mediorientale, a cui partecipano Colin Powell (segretario di Stato USA), Igor Ivanov (ministro degli Esteri Russia), Javier Solana (Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue), José Maria Aznar (Presidente di turno dell'Ue) e Josep Piqué (ministro degli Estri spagnolo).
"Israele dele smettere di causare danni alle infrastrutture civili e alle proprietà private nell'Autorità nazionale palestinese, deve permettere l'accesso al personale umanitario e deve rispettare la legge internazionale e le condizioni di base per ogni nazione che rispetti democrazia e diritti internazionali". 
Il segretario delle Nazioni Unite ha proseguito esprimendo grande preoccupazione per gli ultimi episodi di guerra al confine libanese di Israele, che, ha ripetuto più volte Annan, deve rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Due i punti fermi: ritiro immediato dai territori, rispetto del cessate il fuoco da parte palestinese.
Il segretario delle Nazioni Unite ha proseguito esprimendo grande preoccupazione per gli ultimi episodi di guerra al confine libanese di Israele, che, ha ripetuto più volte Annan, deve rispettare le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Due i punti fermi: ritiro immediato dai territori, rispetto del cessate il fuoco da parte palestinese.
"Invitiamo le autorità israeliane e palestinesi a collaborare con la missione di Powell... - ha proseguito Annan nel comunicato congiunto - Non esiste una soluzione militare del conflitto. Riaffermiamo il nostro appoggio agli obiettivi espressi dal presidente Bush, laddove due Stati possano vivere fianco a fianco in confini sicuri; accogliamo con favore l'iniziativa saudita per arrivare ad una pace globale". 
"Le risoluzioni 1402 e 1403 del Consiglio di Sicurezza devono essere immediatamente attuate: deve esserci l'immediato cessate il fuoco e l'immediato ritiro dalla Ciosgiordania e da Ramallah - ha detto ancora Annan - Invitiamo Israele ad attenersi ai principi intenazionali umanitari, ad astenersi dall'eccessivo uso della forza".
"Invitiamo Afarat a fare immediatamente sforzi per bloccare gli attacchi terroristici contro israeliani innocenti - ha proseguito Annan -Invitiamo l'Anp ad agire con decisione per adottare tutte le misure possibili per smantellare l'infrastruttura del terrorismo, incluso il suo finanziamento, e mettere fine agli incitamenti alla violenza. Invitiamo il presidente Arafat  - ad usare tutto il peso della sua autorità politica per persuadere la gente palestinese a porre fine immediatamente a tutti gli attacchi terroristici contro il popolo israeliano. Il terrorismo, compreso quello dei kamikaze, è illegale ed immorale, ha inflitto gravi danni alle legittime aspirazioni del popolo palestinese e deve essere condannato". 
"Arafat aderisca alla poposta Zinni per il cessate il fuoco, al piano Tenet, al piano Mitchell. I piani vanno attuati appieno - ha concluso Annan - ivi compresa la fine dell'attività di insediamento dei coloni (nei territori, ndr)".
Powell: la violenza non porta che a violenza
'Accetta la definizione di 'resistenza' per gli attentati contro obiettivi militari israeliani?' , ha chiesto un giornalista al segretario di Stato americano Powell. "La violenza in qualsiasi forma - ha risposto quest'ultimo - che la si chiami resistenza o meno, è controproducente. E' importante che si siano 2 Stati, la fine della violenza, che sta destabilizzando la regione e distruggendola. E' importante interrompere la violenza e la rispsosta alla violenza - ha concluso Powell - La violenza non favorisce progetti di lungo termine".

Risposta di Israele
GOL, ATTENTATO HAIFA DIMOSTRA NECESSITA' DI NON INTERROMPERE OPERAZIONE 

Roma, 10 apr. (Adnkronos) - ''L'attentato di oggi e' la prova della difficolta' della situazione in cui si trova Israele: 24 ore dopo il ritoro dell'esercito da Turkarem e Kalkiliya, c'e' gia' un nuovo attentato contro di noi. Allora per noi e' importante completare l'opera di sradicamento dal territorio del terrorismo che oggi e' contro Israele ma domani sara' contro tutta la societa' occidentale. Questa lotta contro il terrorismo internazionale e palestinese e' importante non solo per noi ma per tutta l'Europa e la comunita' internazionale''. L'ambasciatore israeliano a Roma Ehud Gol, conversando dopo l'incontro con la delegazione dei Ds guidata da Piero Fassino, esclude il ritiro immediato dell'esercito israeliano chiesto dal vertice di Madrid possa avere seguito fino a quando non si potra' avere la certezza di una sconfitta del terrorismo palestinese. 


10 Apr 2002,MEDIO ORIENTE (CNN) -- Dopo una settimana di combattimenti violentissimi, sembra essere giunta al termine la battaglia di Jenin, la città

MEDIO ORIENTE (CNN) -- Dopo una settimana di combattimenti violentissimi, sembra essere giunta al termine la battaglia di Jenin, la città nell'estremo Nord della Cisgiordania dove più alto è stato il numero delle vittime in seguito alle operazioni militari dell'esercito israeliano. Secondo l'inviata della CNN Rula Amin, gli uomini armati palestinesi avrebbero esaurito le munizioni, e i combattimenti si sarebbero velocemente esauriti. israeliano ha avrebbe preso interamente il controllo della città vera e propria e del campo profughi ad essa adiacente.



Giulietto Chiesa: mediatore cieco

messaggio 7 Apr 2002, 1:37


Non si è mai visto un mediatore che sostenga le ragioni di una parte contro quelle dell'altra. Gli Stati uniti di George Bush non sono più un mediatore credibile. Non è credibile il monito - tardivo comunque - a Sharon di fermarsi, quando nelle scorse settimane e mesi gli si è detto che poteva andare avanti, continuare, insistere. Siamo di fronte al più colossale fallimento politico della diplomazia statunitense dai tempi della seconda guerra mondiale. L'attuale capo dell'amministrazione americana è riuscito a dilapidare in pochi mesi il successo che aveva accumulato sull'onda dell'11 settembre. La piattaforma che Colin Powell porterà a Tel Aviv la prossima settimana non rappresenta che un modesto tentativo di recuperare una posizione salomonica in un contesto dove la bilancia è già stata rovesciata dal più forte dei contendenti.

A Washington, forse, erano distratti da altri progetti, il più importante dei quali è l'attacco all'Iraq, in avanzato stato di preparazione, come tutti i segnali indicano. Distrazione che la dice lunga sulla capacità dell'attuale amministrazione di gestire simultaneamente più di una crisi politica e militare del pianeta che essa sta dominando.
A meno che non si ipotizzi che lo scenario, che si sta dispiegando di fronte ai nostri occhi, sia stato meditato e sia funzionale ad un progetto che prevede due crisi simultanee nell'«area del petrolio». A Washington ci sono troppi strateghi intelligenti - oltre a un presidente imperiale e ondivago - per autorizzarci a pensare che non abbiano valutato gli effetti potentemente destabilizzatori su tutta l'area della prima crisi (in atto) e della seconda (in fieri).
Se procedono, come pare, potrebbe voler dire che hanno messo nel conto la sollevazione del mondo arabo. Del resto le profonde inquietudini che serpeggiano a Riyadh, al Cairo e ad Amman dicono che i regimi arabi moderati, che dipendono dagli Stati uniti non meno di Israele, temono esattamente questa evoluzione. E loro hanno - per necessità di sopravvivenza - antenne molto più sensibili delle nostre.
Tutto ciò non autorizza illusioni sull'esito della missione di Colin Powell. Che regala a Sharon proprio quello che Sharon chiede: lasciatemi finire l'opera. E l'opera è la demolizione - che egli crede irreversibile - dello stato palestinese e della sua leadership. Non si trascuri il «dettaglio» che nello sconclusionato pacchetto del segretario di stato c'è l'ingiunzione ai palestinesi di «trovarsi un altro leader». Che equivale a ordinare loro di privarsi dell'unico negoziatore possibile. Dopodiché si apre una sola prospettiva: carri armati contro kamikaze. Altro sangue da entrambe le parti. Il vicolo cieco è più cieco che mai. Peggio: è cieco lo stesso mediatore, o finge di esserlo.
Questo è il quadro. Che l'Europa, schiaffeggiata dal brutale diniego subito dai suoi rappresentanti, non può accettare. Romano Prodi, che la rappresenta, ha già rilevato - giustamente - che gli Stati uniti hanno fallito. Analoghi accenni vengono da Mosca. Per l'Europa, che non è un nano, Arafat è il capo dell'Autorità palestinese. Che vada dunque l'Europa a difendere la legalità che essa stessa ha contribuito a creare. Che ci vada nella persona dei suoi più alti rappresentanti: della Commissione e del Parlamento europeo.

Sarà un atto inedito nella storia delle procedure diplomatiche, ma non si può lasciare la difesa della legalità internazionale ai pacifisti che tentano di interporsi tra le truppe di occupazione e la popolazione palestinese.
In ogni caso l'Europa ha strumenti e forme di dissuasione, incluse quelle economiche. Le usi con tutta l'energia di cui dispone per indurre Sharon ad accettare la mediazione europea. E chieda al Grande Alleato di lasciargliela svolgere, magari assieme alla Russia. Sperare nell'azione di pace dell'impero che prepara la guerra è cosa senza senso.

giovedì 14 maggio 2009

L’Onu accusa Israele: "A Jenin una catastrofe"

l'Unità 19 aprile 2002
GERUSALEMME - Scavano con le mani, chiamano a gran voce i loro cari, che immaginano sepolti sotto le macerie del campo profughi a Jenin. E che sperano di trovare ancora in vita, nonostante siano passati molti giorni, per qualcuno ben due settimane, da quando la casa è crollata loro addosso. Cinque persone vengono così riportate alla luce dai soccorritori, in un punto del campo. Ma altrove la frenetica rimozione dei detriti fa riemergere solo cadaveri.
Questa era Jenin giovedì mattina. Un cantiere improvvisato, dove gli abitanti e i volontari delle organizzazioni umanitarie erano lanciati in una disperata lotta contro il tempo, per salvare eventuali superstiti, intrappolati sotto gli edifici abbattuti dai bulldozer blindati dell'esercito israeliano. Il parziale ritiro dei tank e dei soldati aveva incoraggiato i civili a tornare nel campo, dal quale erano fuggiti o erano stati allontanati dai soldati nelle operazioni della settimana scorsa. Ma a metà giornata l'esercito ha reimposto il coprifuoco e la gente a poco a poco ha dovuto sgombrare. Con la speranza che il governo mantenga però l'impegno di abbandonare del tutto Jenin e altre località occupate in Cisgiordania entro i due giorni annunciati dal ministro della Difesa Binyamin Ben Eliezer. Quest'ultimo ha precisato per altro che non ci sarà alcun ritiro, almeno per ora, da Ramallah e da Betlemme.
Cos'è accaduto a Jenin? Semplicemente «una catastrofe umanitaria», è l'aspro giudizio dell'inviato delle Nazioni Unite, Terje-Roed Larsen,. «Orribile, al di là di quanto si possa credere», insiste Larsen, secondo il quale «nessuno scopo può giustificare la colossale sofferenza inflitta ai civili», e «il diritto di Israele alla propria autodifesa non può essere considerato un assegno in bianco». Larsen chiede a Israele due cose. In primo luogo sia concesso alle agenzie internazionali di soccorso di agire liberamente per recuperare i morti ed i superstiti, senza le limitazioni subite sinora, e con l'attiva collaborazione degli israeliani stessi. «Non è ammissibile -dice con sdegno- che la gente sia costretta a scavare con le mani, come ho visto fare con i miei occhi». Secondariamente bisogna fornire acqua, cibo, elettricità. Ci sono almeno duemila persone rimaste senza un tetto. «La città è piombata nel caos -continua Larsen-. Oltre alle distruzioni materiali, si registra il collasso delle istituzioni palestinesi. Non esiste più un'autorità, una forza di polizia. Gli israeliani hanno forse smantellato l'infrastruttura del terrorismo, come dicono, ma hanno sviluppato contemporaneamente un'infrastruttura dell'odio nei confronti di se stessi».
Alle critiche ed alle accuse Israele ribatte con Danny Ayalon, consigliere di Sharon, che si limita genericamente a dire di «condividere le preoccupazioni umanitarie» internazionali. Ma l'atteggiamento delle autorità in tutti questi giorni si è sempre basato piuttosto sul rifiuto di ammettere che a Jenin i diritti umani siano stati violati. Ancora giovedì pomeriggio un alto funzionario del ministero degli Esteri, Gideon Meir, definiva «una menzogna» la demolizione di edifici ad opera dell'esercito e sosteneva che «le case del campo profughi erano state disseminate di trappole esplosive dai terroristi palestinesi» ed era quella la ragione dei crolli. Le forze armate, dopo avere ipotizzato duecento morti, si sono attestate su una stima relativa ad alcune decine di vittime, forse cinquanta. Ma sottolineano di essersi trovate a fronteggiare un'accanita resistenza, e ricordano di avere subito a propria volta delle perdite.
È israeliana però l'associazione B'tselem, che denuncia «gravi violazioni dei diritti umani» a Jenin. Lior Yavne, il suo portavoce, è cauto nei giudizi. «Non so se si possa parlare di massacro nel senso di una deliberata e massiccia serie di omicidi. In base alle nostre prime informazioni, riteniamo comunque che le vittime possano essere una novantina. Lo dico sulla base di una lista di cui già disponiamo: 38 nomi di persone certamente uccise a Jenin, 15 delle quali erano civili. Quanto alle gravi violazioni di cui dicevo, noi possiamo solo indicare il rifiuto di prestare cure sanitarie e fornire acqua e cibo alla gente del campo, e la distruzione delle case con i bulldozer. Abbiamo verificato almeno due o tre casi in cui la demolizione è avvenuta mentre c'era gente dentro». 
Ancora più impressionante il quadro che emerge dalla ricostruzione di «Avvocati senza frontiere», un'organizzazione che ha la sede centrale in Belgio. Diane Luping denuncia gli ostacoli frapposti all'opera dei soccorritori, e cita ben sette diverse testimonianze relative all'abbattimento di edifici senza preavviso, e quindi senza la possibilità che gli abitanti evacuassero. «È accaduto persino -afferma la Luping- che qualcuno chiedesse di rientrare per avvisare i propri familiari ed esortarli ad uscire, e che l'edificio fosse attaccato proprio nel momento in cui la persona si avventurava all'interno».
La responsabile di Avvocati senza frontiere dispone di altre terribili testimonianze. Quarantacinque persone sarebbero rimaste intrappolate nei sotterranei di una palazzina in cui si erano rifugiate durante la battaglia, e che sarebbe poi precipitata loro addosso a causa dei missili sparati da un elicottero. Sino a pochi giorni fa i poveretti sarebbero riusciti a comunicare saltuariamente con l'esterno grazie ad un telefono cellulare. La persona che ha ricevuto le drammatiche chiamate dal sottosuolo ha reso una dettagliata deposizione scritta. La responsabile locale della Croce rossa internazionale, continua la Luping, ne è stata informata, ma per ora non è stato possibile intervenire. Si teme tra l'altro che a questo punto, dopo tanti giorni, le probabilità di trovare dei sopravvissuti siano scarse. Un altro capitolo inquietante è quello delle presunte esecuzioni sommarie. La Luping sostiene di avere raccolto «diverse testimonianze oculari». Persone chiamate fuori dal loro appartamento ed eliminate a colpi di fucile, esplosi da distanza ravvicinata. Erano disarmate, in alcuni casi tenevano le mani alzate in segno di resa.
Di esecuzioni sommarie parla anche Suhad Bishara, di Adala, un'associazione per la tutela legale dei palestinesi. C'è chi racconta di avere visto tre individui costretti dai soldati a spogliarsi e ad allinearsi lungo un muro, e poi fatti fuori a raffiche di mitra. L'improvvisato e vile plotone d'esecuzione avrebbe poi infierito sui cadaveri, a uno tagliando via le dita di una mano, ad un altro saltando sul torace e calpestandolo . Tanto accanimento lascia immaginare che i tre fossero, o venissero sospettati di essere dei miliziani, ma questo ovviamente non giustifica la loro brutale eliminazione, nel momento in cui erano oramai dei prigionieri. Le stime delle fonti palestinesi sono per loro stessa ammissione, imprecise. Spiega Khader Shqeirat, del movimento Law: «Nelle condizioni in cui abbiamo potuto sinora operare, con l'accesso sistematicamente negato ai luoghi del disastro, non possiamo fare di più. Ma stiamo intervistando gli sfollati, e sulla base dei loro racconti, viene fuori un quadro raccapricciante. Quasi tutti hanno assistito alla morte di numerosi loro concittadini. Alcuni sono vaghi sul numero. Altri molto precisi, come quel tale che avendo contato ben 53 uccisioni, aveva cominciato a scrivere su un foglio di carta i nomi delle vittime a lui personalmente note, tredici, quando l'intervento dei soldati gli ha impedito di completare il resoconto». 
«Noi non neghiamo che a Jenin ci siano stati degli scontri», dichiara Mustapha Barghouti, presidente del Palestinian Medical Relief. «Ma aggiungiamo che c'è stata anche e soprattutto una selvaggia opera di distruzione. L'esercito non si è limitato a intervenire con i tank. Ha usato gli elicotteri per scagliare ordigni sulle case e i bulldozer per spianarle. Non sappiamo ancora quante siano le vittime in totale, ma possiamo già calcolare sulla base delle prime informazioni, che l'ottantacinque per cento siano civili».
l'Unità 19 aprile 2002

Intervista a Yael Dayan, scrittrice e deputata laburista, figlia del generale Moshe Dayan

messaggio 19 Apr 2002, 10:55


GERUSALEMME «Il fatto è che le "dolorose concessioni" a cui pensa Sharon per giungere in un futuro imprecisato ad un accordo con i palestinesi, non si avvicinano neppure lontanamente alle aspettative minime dei palestinesi». A parlare, nel giorno in cui Israele celebra il cinquantaquattresimo anniversario della sua fondazione, è una delle figure di primo piano della sinistra israeliana: Yael Dayan, scrittrice e deputata laburista, figlia del generale Moshe Dayan, l’eroe della Guerra dei Sei giorni. 
I palestinesi accusano Ariel Sharon di aver fatto fallire la missione del segretario di Stato Usa Colin Powell. Ritiene che il premier israeliano abbia fatto il massimo per non far naufragare l’iniziativa diplomatica del segretario di Stato Usa?
«Il concetto di massimo in questo caso è molto relativo. Il massimo di Sharon è sicuramente lontano dalla mia idea di massimo, per non parlare delle aspettative dei palestinesi. Si è parlato, ad esempio, del ritiro dell'esercito dalle città occupate: gli americani e gli europei avevano richiesto che avvenisse subito e ancora non è stato messo in atto. L’esercito esce da un posto ed entra in un altro e la cosa non sembra avere fine. E ciò che preoccupa me come molti in Israele, è che intenzioni abbia Sharon rispetto a Gaza, perché se l’intenzione è veramente di scovare i nidi del terrorismo, allora non si è risolto nulla senza entrare a Gaza, e tutte le sofferenze e i morti - nostri e loro - sono stati del tutto vani: una guerra inutile. Manca poi ancora la cosa più importante: una seria intenzione di far seguire a questa operazione militare, una proposta politica».
Sharon aveva fatto riferimento ad una Conferenza regionale di pace.
«Per quanto riguarda la Conferenza regionale, l’iniziativa di Sharon non mi sembra seria perché non comprende Siria e Libano, viene contrastata - sembra - dai Paesi arabi, senza parlare del fatto che l’Europa, per il momento, è fuori dall’iniziativa. È vero che gli americani sono d’accordo sul principio di una Conferenza di pace, ma non hanno ancora fatto digerire a Sharon l’idea che l’unica base, a mio avviso, possibile per questa Conferenza, è l’iniziativa saudita. Se riusciranno a convincere Sharon, non potrò che esserne felice, anche se al momento sono molto scettica al riguardo».
L’offensiva militare sembra aver unito l’opinione pubblica israeliana. Ma non è difficile intravedere la precarietà di questa unità. Anche in campo politico. Uno dei temi più spinosi riguarda la permanenza del Labour, il suo partito, nel governo Sharon. Lei come si pone rispetto a questa disputa?
«Ci sono cose che sono al di sopra delle divergenze politiche, acute che siano. Nel momento in cui è in corso una guerra, il Partito laburista non può e non deve uscire dal governo. Questo potrà accadere solo nel caso che la situazione in cui ci troviamo oggi dovesse cristallizzarsi, vale a dire se Sharon decidesse di mantenere l’esercito nelle aree occupate o anche in parte di esse, senza presentare alcuna proposta di soluzione del conflitto, alcuna via di uscita».
La separazione unilaterale dai palestinesi evocata da Ehud Barak potrebbe essere una soluzione?
«Dobbiamo fare attenzione alle differenti versioni della separazione. Nella proposta di Barak, questa separazione si avvicinava alle linee di confine che volevano e potevano essere quelle definitive, una volta sancite da un accordo di pace. In Sharon, più che di separazione, si parla di zone o fasce di separazione: una recinzione non meglio definita in cui il grande punto interrogativo - non risolto - è cosa ne sarebbe degli insediamenti. Se questi saranno evacuati, bene. Ma se Sharon non ha intenzione di evacuarli, significa che intende annetterli perché il loro territorio sia al di qua della recinzione. Questa ambiguità deve essere sciolta al più presto. Perché la destra non può pensare di poter vendere agli israeliani una illusione: quella di una pace a "costo zero". Una pace, cioè, che non comporti significative concessioni territoriali e il via libera, sia pure in un quadro di garanzie per la sicurezza di Israele, ad uno Stato palestinese».

Marwan Barghuti«Volete la sicurezza, mettete fine all'occupazione».

messaggio 19 Apr 2002, 
Con questo titolo mercoledì 16 The Washington Post pubblicò un articolo di Marwan Barghuti, segretario generale di Al-Fatah in Cisgiordania e deputato del Consiglio legislativo palestinese, ora imprigionato da Sharon che promette di processarlo e condannarlo all'ergastolo. Riproponiamo i passi salienti dell'articolo, alla luce della tragedia attuale. La decisione del più importante quotidiano americano mostra comunque che gli americani almeno s'interrogano sulla tragedia che si consuma nei Territori palestinesi, anche attraverso le parole di undirigente dell'Intifada definito invece da sempre «un terrorista, a capo diterroristi» dal governo israeliano. Buona parte dei media italiani sarebbero mai stati disposti a fare altrettanto? Il premier israeliano Sharon, scrive Barghuti, non desidera il ritorno alla calma nei Territori «è stato eletto in periodo di crisi e sa che il suo potere è sostenibile solo in una fase di crisi...per questo cerca ogni pretesto per riaccendere le fiamme dell'agitazione ed evitare un ritorno al negoziato di pace». Barghuti descrive come le demolizioni di case e le esecuzioni mirate dei dirigenti palestinesi serve a Sharon solo a provocare nuove esplosioni di rabbia e violenza. «Posso garantire agli israeliani - scrive Barghuti - che il mio (possibile) assassinio o quelli di 85 dirigenti palestinesi (al 16 gennaio ndr) non porteranno alla sicurezza che cercano e meritano»Il solo modo per gli israeliani di ottenere la sicurezza, proseguiva il segretario di Al-Fatah, «è di mettere fine all'occupazione dei Territori palestinesi che dura da 35 anni. Gli israeliani devono dimenticare il mito che sia possibile avere sicurezza e occupazione allo stesso tempo e che una coesistenza pacifica possa realizzarsi tra lo schiavo e il padrone. La mancanza di sicurezza per Israele nasce dalla mancanza di libertà per i palestinesi...Non dimentichiamolo mai, i palestinesi hanno riconosciuto l'esistenza di Israele nel 78% della Palestina storica, invece Israele si rifiuta di riconoscere il diritto della Palestina di esistere nel rimanente 22%». E Barghuti non esita, sul W. P,: a rivolgere accuse durissime agli Stati Uniti. «Non abbiamo fiducia degli Usa che forniscono miliardi di dollari ogni anno a Israele contribuendo a finanziare l'espansione delle colonie (israeliane) illegali; negli Stati uniti `combattenti anti-terrorismo' e che forniscono a Israele gli F-16 e gli elicotteri da combattimento che poi vengono usati contro una popolazione senza difesa; negli Stati Uniti 'difensori della libertà e degli oppressi' e che poi appoggia Sharon nonostante sia accusato di crimini di guerra per le sue responsabilità nel massacro di profughi palestinesi nel 1982». «Non sono un terrorista - conclude Barghuti - ma nemmeno un pacifista. Sono una semplice persona che viene dalle strade palestinesi e che come ogni altra persona oppressa ha il diritto di difendersi in assenza di aiuti da qualsiasi parte. Questo principio potrebbe portare al mio assassinio...Non voglio distruggere Israele ma soltanto mettere fine all'occupazione del mio paese». 

israele non si illuda di uscire vittoriosa, durissima risposta dei francescani

messaggio 10 Apr 2002, 21:49

Roma, 10 apr. (Adnkronos) - ''Non siamo ne' ostaggi ne' assalitori: Israele non si illuda di uscire vittoriosa dalla crisi'': non e' perche' uno ha sofferto che ha il diritto di far soffrire gli altri. E' la replica a stretto giro di posta del superiore generale dei 37 mila francescani di tutto il mondo, padre Giacomo Bini, alle autorita' israeliane ai rappresentanti dello Stato di Israele in Vaticano che oggi hanno parlato di ''sacerdoti usati come scudi di protezione'' da uomini armati che rendono la basilica della nativita' di Betlemme un possibile ''legittimo obiettivo militare'' secondo il diritto internazionale. 

Bush il sostegno è in via di erosione, afferma il Washington Post

messaggio 11 Apr 2002, 20:54

Sharon non ha più l’appoggio indiscusso di Bush. E’ questa la tesi che oggi riporta il quotidiano Washington Post. Il giornale americano citando fonti dell’entourage del presidente afferma che Bush avrebbe dichiarato che il sostegno a Sharon è “in via di erosione". Nessuna critica firmata con nome e cognome, ma abbastanza per cogliere l'eco dei due ultimi discorsi del presidente americano sul Medio Oiente: "quando e' troppo, è troppo".Il problema di Bush, a questo punto, è capire non solo quanto il premier israeliano sia disposto a piegarsi ora (e quanto possa danneggiare l'immagine della potenza americana con i suoi rifiuti ad ascoltare), ma quanto possa collaborare "poi ai piani americani per il Medio Oriente"."Il timore - spiegano le fonti della Casa Bianca - è che Sharon non sappia fare altro che usare le maniere forti". 

12 Apr 2002, Orrore, L'ultimo attentato: una ragazza di Jenin

Nuovo attentato suicida in Israele. Una terrorista palestinese delle Brigate dei martiri Al-Aqsa, milizia affiliata a Fatah di Yasser Arafat, si è fatta esplodere a una fermata dell'autobus. L'esplosione è avvenuta vicino al centro commerciale Klal, a Gerusalemme ovest, nella Via Jaffa e ha provocato molte vittime.Almeno sei morti e 85 feriti, otto dei quali in condizioni molto gravi, sono l'ultimo bilancio dell'attentato suicida di GerusalemmeLe brigate dei martiri di al-Aqsa, gruppo vicino ad a Fatah di Yasser Arafat, hanno rivendicato l'attentato. Lo ha riferito la Tv di Hezbollah al Manar. In un'altra telefonata di rivendicazione alla redazione della televisione commerciale 'Al-Manar' di Ramallah (Cisgiordania), un uomo ha confermato che l'attentato di Gerusalemme è stato compiuto da 
una giovane kamikaze delle Brigate martiri Al-Aqsa. "E' una risposta all'offensiva militare israeliana in corso in Cisgiordania", ha affermato l'uomo, secondo quanto riferito dall'annunciatore della televisione palestinese.    

Jenin, 13 aprile 20+

In aperta sfida alle obiezioni Usa, e con il segretario di Stato americano Colin Powell ancora a Gerusalemme, Israele ha sferrato in mattinata una nuova, triplice incursione nei territori autonomi palestinesi della Cisgiordania: truppe appoggiate da decine tra carri armati e autoblindo sono infatti penetrate nelle cittadine di Arabe e di Hashmiyah, situate rispettivamente a sud e a nord-ovest di Jenin, nonché nel villaggio di Birqin, a ovest della stessa Hashmiyah.Una volta presa pozizione all'interno delle tre aree, teoricamente sotto l'esclusivo controllo dell'Autorità Nazionale Palestinese, i militari ebraici hanno imposto ovunque il coprifuoco. Si tratta delle prima, concreta ritorsione adottata dopo l'ennesimo attentato suicida costato la vita, ieri a Gerusalemme, a sei persone.In precedenza Powell aveva messo in guardia i tradizionali alleati circa le negative conseguenze strategiche a lungo termine di una prosecuzione dell'offensiva in atto ormai da quindici giorni; in una conferenza stampa congiunta, il premier isreliano Ariel Sharon si era limitato a un vago accenno a concludere le operazioni in questione il più presto possibile, ma senza indicare alcuna data precisa per far ritirare i soldati.

Grande prova di maturita' dell'Anp, Condannati gli attentati contro i civili

messaggio 13 Apr 2002, 13:39

L'Autorità Nazionale Palestinese stigmatizza gli attacchi terroristici contro civili: lo ha dichiarato Yasser Abed Rabbo, ministro per l'Informazione palestinese e tra i più ascoltati consiglieri di Yasser Arafat.
Si tratta del primo e seppur indiretto commento della stessa Anp rispetto all'ultimo attentato in ordine di tempo, costato ieri a Geruselemme la vita a sei cittadini israeliani; e, per quanto non pronunciato direttamente da Arafat, affidato comunque a un suo rappresentante di massimo spicco.Al contempo, tuttavia, Abed Rabbo ha accusato gli Stati Uniti di non essere imparziali, e di aver denunciato unicamente le stragi di israeliani, ignorando invece quelle perpetrate a danno dei palestinesi"L'amministrazione americana mai ha mantenuto una posizione equilibrata con riguardo ad atti del genere. Noi", ha rivendicato, "dal canto nostro abbiamo sempre condannato qualsiasi forma di attacchi sferrati contro i civili, che si trattasse di palestinesi oppure di israeliani"."Gli Stati Uniti scelgono invece di condannare solo l'attacco appena compiuto contro gli israeliani", ha insistito Abed Rabbo, "e dimenticano completamente i massacri commessi nei campi profughi palestinesi, a Jenin, a Nablus e altrove".
Il presidente palestinese Yasser Arafat "condanna tutte le azioni terroristiche contro i civili, israeliani o palestinesi". Lo afferma un comunicato ufficiale palestinese.Il colloquio fra Arafat ed il Segretario di Stato americano Colin Powell è stato rimandato ieri dopo l'attentato suicida di Gerusalemme; Powell ha reso noto che l'incontro potrebbe tenersi domani, "se le circostanze fossero adeguate": è in questa luce che dovrebbero dunque essere interpretate le parole di Arafat.

14 Apr 2002, : inizia costruzione Muro

(ANSA) - TEL AVIV, 14 APR - Nel tentativo di ridurre ilnumero degli attentati terroristici in Israele, il governo diAriel Sharon ha deciso oggi di iniziare la costruzione di unreticolato di divisione fra la Cisgiordania e il territorionazionale israeliano.In una prima fase, ha spiegato la radio militare, tratti di 
reticolato saranno eretti nella zona di Jenin, in quella diTulkarem e attorno a Gerusalemme.In un secondo tempo, ha aggiunto, sara' inoltre esaminata lapossibilita' di affinancare al reticolato altri ostacoli fisici. 

Hamas: gli attentati continueranno, il colloquio Powell - Arafat non conta niente

Doha, 14 aprile 2002
Fino a che resterà nei Territori un solo carro armato, gli attentati terroristici in Israele continueranno. Lo ha detto un portaparola di Hamas, questa mattina, ai microfoni di al Jazeera.Per Mahmoud al-Zahar, nonostante la dichiarazione di ieri di Arafat, che ha condannato la strategia del terrore, "il proseguimento di queste operazioni è una necessità legittima (...) per infliggere una lezione alle forze d'occupazione dopo i loro crimini" in Cisgiordania. I terroristi sucicidi, pertanto, restano "eroi"
"Nessuno accetterà la definizione americana di terrorismo", ha aggiunto Zahar, minimizzando il peso dell'odierno colloquio fra Arafat e Powell: " Per noi non conta niente".

Morti 200 palestinesi e 12 soldati israeliani. 7 aprile 2002

GERUSALEMME (CNN) -- Le forze armate israeliane hanno aumentato la pressione sui Territori palestinesi, concretizzando l'impegno assunto dal primo ministro Ariel Sharon ad accelerare i tempi dell'operazione con intensi attacchi sul campo profughi di Jenin e con interventi in altre due località vicino a Ramallah.
Intanto le forze armate israeliane hanno reso noto che dall'inizio delle operazioni, il 29 marzo, 12 soldati sono stati uccisi e 143 sono rimasti feriti. Tra i palestinesi i morti sono stati 200 e i feriti 1.500. Dei 1.413 palestinesi fermati durante le incursioni, 361 erano nella lista dei ricercati come presunti terroristi. "

Marco Savona perchè sono un ebreo antisionista

Il precipitare della situazione in medioriente non ha certo bisogno della confusione che alcuni media – vuoi per ignoranza, vuoi per puro spirito di propaganda – continuano ad ingenerare nell’opinione pubblica.Mi riferisco all’uso, assai disinvolto e decisamente distorto, di due termini che, come se fossero perfettamente interscambiabili, vengono considerati sinonimi.Vengo alla sostanza del problema che non è da poco, né, tantomeno, è un problema squisitamente semantico.Sempre più spesso capita di ascoltare nei telegiornali o di leggere sui giornali che un giudizio o un atteggiamento critico nei confronti della politica dello Stato di Israele venga etichettato come un giudizio o un atteggiamento antisemita. Confondendo così due termini che non sono affatto sinonimi: antisemitismo ed antisionismo.Quello che mi chiedo è: si può essere antisionisti senza essere antisemitiIn altre parole: si può essere contro la politica (sionista) di Israele, senza essere contro gli ebrei?Pur non essendo praticante, mi sento intimamente vicino al mio popolo e alle sue secolari sofferenze. Come potrebbe essere diversamente visto i trascorsi della mia famiglia, perseguitata dal fascismo e dal nazismo?Però sono un ebreo di sinistra che crede nei valori della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli. E che è convinto che ogni popolo dovrebbe avere la sua terra.
Sono un ebreo che critica la dissennata politica di Israele che, dopo aver avuto una propria terra, con lo sciagurato espansionismo dell’insediamento delle colonie in Cisgiordania e a Gaza, sta privando un altro popolo di quello stesso diritto ad avere la sua di terraSe la politica di Sharon è una politica sionista, allora io sono antisionista. Sono per questo anche antisemita? Sono un ebreo che odia e contrasta se stessoSono rimasto molto colpito dalle immagini televisive delle sinagoghe francesi distrutte dall’odio. E mi sono detto: ecco, vedi, questo è antisemitismo. Chi dà fuoco a dei luoghi di culto ebraici è contro il popolo di Israele e la sua libertà di culto.Poi, da quello stesso telegiornale, ho appreso che gli ebrei di Francia avevano deciso di organizzare una manifestazione di protesta contro l’antisemitismo di quei vergognosi attentati e – allo stesso tempo - per la difesa della politica di Israele. Confondendo, di nuovo, due cose ben distinte. Non solo lessicamente.
E, allora, ho deciso di scrivere a voi che nelle pagine dedicate al dramma mediorientale mostrate senso di misura e di equilibrio.Se si continua a confondere il popolo ebraico e la sua religione con la politica criminale di un pugno di politici che pure godono del seguito popolare di una nazione, allora non andiamo lontanoSo che il popolo di Israele intende reagire e difendersi dal fanatismo degli attentati suicidi. Ma, mi chiedo, che ragione avrebbero i palestinesi di morire dilaniati se Israele, anziché perseguitarli, avesse lasciato loro la loro terra?Sono antisemita se penso questo?
Oppure sono semplicemente un ebreo antisionista? 
messaggio 10 Apr 2002, 13:52

lunedì 4 maggio 2009

Iraq: militari Usa a "scuola" in Israele. A Jenin...

25 marzo 2003Alti esponenti militari americani, accompagnati dalle loro controparti israeliane, hanno visitato Jenin e il vicino campo profughi con lo scopo apparente di farsi illustrare le tattiche impiegate durante la ''battaglia di Jenin'' nell'aprile 2002. Lo hanno riferito oggi fonti palestinesi. ''Abbiamo visto e sentito gli ufficiali israeliani che spiegavano agli americani come avevano concluso l'operazione con successo'', ha detto un abitante del campo profughi parlando della visita, avvenuta ieri mentre era in corso il coprifuoco. Durante l'operazione ''Muraglia di Difesa'' nell'aprile dell'anno scorso, forze israeliane e militanti palestinesi si affrontarono per otto giorni in una sanguinosa battaglia nel campo profughi di Jenin, dove vivevano anche numerosi civili. Morirono 23 soldati israeliani (14 in un attentato suicida) e furono trovati i cadaveri di 52 palestinesi, fra cui dei civili. Le condizioni di scontro fra forze regolari e milizie armate, in mezzo a case abitate dai civili, appaiono simili a quelle che possono verificarsi in citta' irachene.

Vita.it [Notizie] Iraq: militari Usa a "scuola" in Israele.

 A ...Physicians for Human Rights Issues Preliminary Forensic Assessment ...

Israel blocks UN mission to Jenin | World news | The Guardian

Israele, schiaffo all'Onu Niente inchiesta su Jenin - Repubblica ...

US Official Visits Jenin Camp - 2002-04-20

Jenin si arrende, Israele assume il controllo della città

MEDIO ORIENTE (CNN) -- Dopo una settimana di combattimenti violentissimi, sembra essere giunta al termine la battaglia di Jenin, la città nell'estremo Nord della Cisgiordania dove più alto è stato il numero delle vittime in seguito alle operazioni militari dell'esercito israeliano. Secondo l'inviata della CNN Rula Amin, gli uomini armati palestinesi avrebbero esaurito le munizioni, e i combattimenti si sarebbero velocemente esauriti. israeliano ha avrebbe preso interamente il controllo della città vera e propria e del campo profughi ad essa adiacente.Nella battaglia di Jenin, secondo fonti palestinesi, oltre 100 arabi sarebbero rimasti uccisi, mentre da parte israeliana - riferisce l'esercito - i militari che hanno perso la vita sarebbero 21.Di questi ultimi, 13 sono rimasti uccisi martedì dopo essere cadutio in un'imboscata, in quello che rappresenta il peggior colpo subito dall'esercito israeliano dall'inizio della rivolta palestinese, 18 mesi fa.
www.cnn.it
Questa dichiarazione di Ziad Ajasih del Raze, medico all'ospedale di Jenin, è stata raccolta sabato da Radio Sherwood: "La situazione nel campo profughi è disastrosa. Da 48 ore non permettono alle ambulanze di entrare. Sono cinque giorni che stanno bombardando. Tanti chiamano in ospedale e chiedono aiuto. Ci sono morti per strada. La Croce Rossa non può fare niente. Le ambulanze non possono uscire e non possono entrare. Sparano sulle ambulanze, sparano sulle persone che tentano di soccorrere i feriti. C'è gente che chiama e dice 'Aiuto sto morendo'. E noi non possiamo fare niente. 
Avevamo un ferito a 4-5 metri dall'entrata dell'ospedale, abbiamo mandato fuori due infermiere, che essendo donne non rappresentano un pericolo per l'esercito. Il militare ha gridato: 'Entrate dentro o sparo!'. Ci hanno dato il permesso di aiutarlo dopo 4 ore e lo abbiamo trovato morto. 
Gli infermieri piangono. Non è mai successo nella storia. Telefonano all'ospedale e ci dicono che ci sono decine e decine di morti per le strade. Siamo tutti essere umani, israeliani, italiani, palestinesi. 
Perché il mondo non ci tratta come essere umani? Gli israeliani sparano con gli elicotteri e con i carri armati. 
Ci dicono che siamo terroristi. 
Ieri hanno sparato ai serbatoi di benzina. 
Non so se potremo fare qualcosa per i feriti, perché non abbiamo niente, né da mangiare né da bere.La città è distrutta. Il campo è una cosa terribile. Giorno e notte bombardano.Non ci sono giornalisti. E' importante che ci sia la presenza degli italiani perché proteggono le persone.Se c'è un soldato israeliano ferito vicino all'ospedale io lo aiuto. Perché è un essere umano come me, allora perché non si può aiutare una persona che sta morendo a 4 o 5 metri dall'ospedale? 
Questa non è umanità. Questa non è politica".



Medio Oriente. Powell: Arafat è il leader dei palestinesi, Israele deve parlare con lui

messaggio 11 Apr 2002, 0:00

Aumentano le distanze tra Stati Uniti e Israele. Il governo guidato da Ariel Sharon punta a delegittimare il presidente dell'Anp Yasser Arafat non riconoscendolo come interlocutoreDi tutt'altro avviso il segretario di Stato americano Colin Powell che ha definito definito Arafat " leader del popolo palestinese" aggiungendo che è con lui che "gli israeliani dovranno parlare"In questa ottica, il capo della diplomazia di Washington ha definito "importante" il prossimo incontro con il leader palestinese, previsto per venerdìPoi Powell ha rivolto nuovamente l'invito ad Israele a ritirarsi: "Comprendiamo le difficoltà, ma la strada migliore per fare passi avanti verso la soluzione della crisi è un ritiro delle forze israeliane".

Jenin: testimonianze

messaggio 11 Apr 2002, 9:17

Da Il Manifesto del 10/4/2002 
«Scavano tra le case» Issa S. è un cittadino di Jenin, che si definisce «un sopravvissuto». Questa è la sua testimonianza: «Giganteschi bulldozer corazzati dell'esercito stanno scavando tra le case del campo una strada di circa 10 metri di larghezza da ovest ad est... per dividere il campo in due...allo scopo usano anche i bombardamenti aerei, centinaia di bombe, dagli elicotteri Cobra e Apache, va avanti dalle 20 dell'altra notte, sino ad ora.In certi momenti i soldati si ritirano per non essere colpiti dagli elicotteri. Hanno cominciato a comportarsi in questo modo da quando gli elicotteri hanno colpito una casa pensando che vi fossero dei palestinesi e invece vi era una pattuglia israeliana... sparano e bombardano le case senza sosta. Più di un terzo delle case del campo sono state distrutte... totalmente distrutte... decine e decine di persone sono state uccise in questo modo...i sanitari presenti nel campo con alcuni testimoni sostengono per le strade e i vicoli del campo vi sono 100-150 corpi (prima dell'attacco di ieri mattina). Da cinque giorni le ambulanze non possono soccorrere i feriti o raccogliere i corpi dei caduti.Nelle ultime 36 ore sono riusciti a portare all'ospedale solamente due morti e un ferito, la gente è ormai convinta che ci aspetta un altro massacro come quello di Sabra e Chatila. La situazione è arrivata ad un punto che la gente beve l'acqua delle fogne e mangia le foglie degli alberi. Abbiamo appena saputo da un testimone che centinaia di corpi sarebbero in realtà sepolti sotto le macerie delle case.La famiglia di Shalabi ha sofferto molto, un soldato ha ucciso in figlio di 34 anni e un altro ha ucciso il padre di 62 anni davanti agli occhi degli altri figli e nipoti, come fecero a Der Yassin per far fuggire via dal paese la gente. Sappiamo di un altro caso nel quale due anziani di più di 64 anni e un altro di 45 sono stati uccisi davanti alle loro famiglie, erano delle famiglie di Sa'adi e di Zare'ni. Chi li ha visti , i dottori sostengono che sono stati uccisi intenzionalmente, così, per uccidere il più alto numero di persone. 
«I morti si decompongono» Mustafà B. fa parte della ong palestinese Palestine Monitor. «Il campo profughi delle Nazioni unite di Jenin, un chilometro quadrato dove vivono 15.000 persone è bombardato e attaccato senza sosta ormai da sei giorni. L'esercito israeliano ha usato elicotteri, carri armati, missili terra-terra. I morti sarebbero centinaia, gli oltre 100 feriti, senza cure morranno presto se qualcuno non interviene. Ieri i soldati hanno radunato gli uomini tra i 15 e i 45 anni e li hanno internati in un cortile. Un anziano è stato ucciso mentre stava uscendo, come i soldati gli avevano intimato, dalla sua casa. I bulldozer stanno distruggendo le case ai bordi del campo in modo da permettere ai carri armati di avanzare. Il campo è senza elettricità o acqua da cinque giorni. I feriti giacciono per le strade e i corpi di coloro che sono stati uccisi cominciano a decomporsi nelle case, per i vicoli e sotto le macerie. Alcune ore fa la Croce rossa è riuscita a coordinare gli spostamenti di tre ambulanze dalla città di Jenin al campo profughi. Ad appena cinquanta metri dall'ospedale i soldati hanno aperto il fuoco sulle ambulanze costringendole a tornare indietro. Una donna che ha visto uccidere suo figlio e ancora non l'ha potuto seppellire ci racconta: «Eravamo nel campo seduti a casa quando le bombe hanno cominciato a piovere da ogni parte. Per le strade vedevamo i morti e i feriti e avremmo voluto aiutarli ma non era possibile. Molte case sono state distrutte, ovunque incendi. Alle cinque di ieri mattina i soldati hanno battuto alla porta e ci hanno detto di andarcene. E così oltre 60 persone di ogni età dai neonati ai vecchi, ci siamo incamminati mentre ci minacciavano con le armi fino ad uno spazio dove avevano radunato tutta la popolazione. Quindi hanno costretto gli uomini a spogliarsi. Abbiamo aspettato per ore seduti sul fango mentre i soldati si sputavano addosso. Quindi i soldati hanno portato via gli uomini, non so dove. Alle 11 finalmente ci hanno ordinato, a noi donne e bambini, di lasciare il campo e ci hanno costretto ad andare in città, dove c'è ancora il coprifuoco. Dove possiamo andare? Alcuni hanno dei parenti che li hanno ospitato e altri come noi sono stati accolti in qualche famiglia ma ora i problemi per loro sono raddoppiati. Anche in città non c'è acqua, cibo, acqua, elettricità. E ora ci siamo aggiunti anche noi».«Sparano come pazzi» Zyad A. è un medico dell'ospedale di Jenin. «Sparano, sparano come pazzi. Sono due ore ormai. Devo stare a terra, è un problema anche parlare al telefono. Li senti? Li senti gli spari? Mamma mia, ma che si può fare? Che devo fare? Siamo cento persone qui dentro, ci sono bambini appena nati. Non li posso mandare a casa, da otto giorni siamo rinchiusi qui dentro, non si può girare per le strade. Ma mai, mai come oggi. Hanno colpito il muro dell'ospedale e hanno distrutto la presa dell'aria condizionata, così alcuni apparecchi non possono più funzionare. E poi oggi un medico è uscito per andare a prendere un medicinale nel magazzino e gli hanno sparato. Portava la divisa bianca, ma gli hanno sparato ugualmente, lo hanno ferito alla mano. Dio mio, ma perché nessuno fa qualcosa? Ho telefonato alla Croce rossa, mi hanno detto: "vediamo se possiamo fare qualcosa domani". Gli ho detto "Siamo un ospedale, non ci possono sparare così", ma mi dicono che adesso non possono fare niente. L'altro giorno hanno colpito il tetto, ma lì c'è l'ossigeno, se lo colpiscono siamo finiti. I medicinali per fortuna ce li abbiamo, perché sono giorni che non arrivano feriti, non possiamo uscire per andarli a prendere. Quattro giorni fa hanno lasciato morire un uomo fuori dalla nostra porta. Qualcuno lo trasportato fino all'ingresso, noi abbiamo provato a mandare fuori le infermiere, pensando che con le donne sarebbero stati più disponibili. Ma le hanno fatto rientrare, hanno detto "dentro o spariamo". Quell'uomo è morto, è morto dissanguato. Ho paura anche per la mia famiglia, abita a Jenin. Provo a contattarli con il cellulare , ma non funziona sempre. Ho detto a mia moglie "lo accendo ogni quattro ore, tu chiama". Lei mi dice che i bambini hanno paura, ho una figlia piccola, di cinque anni. Al telefono mi dice "mi vogliono uccidere", e io le dico che se moriamo, moriremo come tanta altra gente. Che devo fare? Guardo dalla finestra e vedo tutto rosso, rosso da tutte le parti, il fuoco. Ho paura, secondo me questa notte succede qualcosa. Telefonateci, ci fate coraggio».«Sepolti dalle macerie» Indymedia Israel e Palestine Media Center (in ebraico) ci inviano e-mail dal centro della città di Jenin, non dal campo profughi. «Molte vittime sono ancora sepolte sotto le macerie e molte altre sono state fatte a pezzi dagli obici sparati dai cannoni dei carri armati. Altre decine di persone sono morte dissanguate nelle loro abitazioni di fronte alle loro stravolte famiglie. E' stata confermata l'identità di sei palestinesi uccisi nel campo nelle prime ore del mattino. Il resto dei morti non è stato ancora identificato. Non ci è dato confermare il numero dei colpiti però si teme che si tratti di centinaia di persone. Gli elicotteri Apache ed i carri armati israeliani bombardano la popolazione del campo. E' la prima volta che gli aerei F-16 israeliani bombardano il campo profughi di Jenin. Elementi ufficiali stimano che negli ultimi due giorni il campo profughi sia stato bombardato con un numero maggiore di missili e di obici più di quanto le forze di occupazione israeliane ne abbiano sparato durante gli ultimi diciotto mesi contro tutti gli obiettivi palestinesi. Le forze di occupazione israeliane continuano nel loro rifiuto di permettere alle ambulanze di entrare nel campo. Due giorni fa i bulldozer israeliani hanno sradicato una tomba di famiglia che gli abitanti avevano scavato per seppellire i morti durante la precedente incursione israeliana a febbraio. Come risultato si sono viste orrende foto in base alle quali i corpi sono usciti dalle tombe e si sono sparsi lungo la strada. Testimoni oculari hanno confermato che i carri armati israeliani hanno schiacciato un certo numero di corpi.«Usati come scudi umani» Um Jihad (in ebraico), un abitante del campo di Jenin, ha così descritto la situazione: «Siamo tutti in casa, non possiamo dormire o muoverci o aiutare quelli che supplicano aiuti mentre sanguinano nelle vie del campo. I bulldozer israeliani abbattono le case con gli abitanti dentro. Quando ci siamo rivolti ai servizi medici per avere aiuto, ci hanno risposto che i soldati hanno sequestrato le chiavi delle ambulanze per ostacolarli. Ci troviamo in una situazione di disperazione e sofferenza che non è possibile descrivere e nessuno interviene per salvare i nostri figli che muoiono di fronte ai nostri occhi impotenti. I soldati israeliani hanno annunciato nel pomeriggio di interrompere il fuoco per permettere alle donne ed ai vecchi di prendere dell'acqua, questo per arrestarli ed usarli come scudi umani. Visto che mancava l'acqua da più giorni alcune donne e uomini adulti sono usciti dalle case. Sono stati tutti arrestati appena arrivati all'entrata del campo dove si trovano i camion ed i carri armati israeliani».«L'ospedale senza acqua» J. H., amministratore dell'ospedale. «Invio questo appello dai tre poveri ospedali di Jenin: da oggi manca il gasolio necessario a far funzionare i generatori elettrici dopo che le forze d'occupazione hanno fatto piombare da quattro giorni la città è nell'oscurità totale. Gli ospedali hanno terminato anche l'acqua. Come sempre in tempi di guerra ed in condizioni di distruzione senza limite, si verificano atti di erosimo e capacità di inventiva eccezionali. I rapporti dall'ospedale Al Raji a Jenin dicono che un medico non specializzato in materia è riuscito ad effettuare con successo un'operazione al cervello». 
«Colpito il convento» Suor Maria Pastore, della congregazione delle Figlie di Sant'Anna. Originaria di Crispiano (Taranto), la religiosa è dal 1972 in Medio Oriente e da 5 anni vive nella città cisgiordana. «Negli ultimi tre giorni la situazione ha reso impossibile l'assistenza ai feriti. Tre delle cinque ambulanze sono state colpite e messe fuori uso, le altre due sono state costrette a sospendere il servizio. Anche il piccolo convento ha subito danni a causa dei combattimenti. Alcuni colpi ieri ne hanno centrato il piano superiore. Manca la corrente elettrica e sono state distrutte le riserve di acqua potabile».

Lew Grinberg -L'arroganza dell'occupazione

Dal quotidiano israeliano Mà arriv
 
messaggio 5 Apr 2002, 19:45


Lew Grinberg é professore di sociologia politica e direttore dell'Instituto Humprey di Ricerca Sociale all'Università Ben Gourion di Néguev(Israele).L'essenza dei suoi lavori hanno avuto per soggetto la strategia del partito lavoratore israeliano e il processo di pace di Oslo. 

Questi ultimi mesi sono stati marcati da un cambiamento spettacolare per cio' che riguarda le attitudini degli Stati Uniti e dell'Europa verso l'occupazione israeliana.Prima gli Stati Uniti e poi l'Europa hanno adottato la visione israeliana secondo laquale il cuere del problema é Yasser Arafat.Il bombardamento degli elicotteri di Arafat ,il suo rinchiudersi nella città circondata di Ramallah e l'occupazione recente di molteplici posti della città non hanno niente a che vedere con la sicurezza israeliana o la 3lotta contro il terrorismo".Il governo israeliano ha preso Arafat per mirino e é riu scito a convincere l'opinione israeliana per prima e ora la comunità internazionale che questa politica é fondata.

L'azione attuale contro Arafat é stata preceduta per la messa in atto di un discorso arrogante e paternalistasul "carattere di Arafat".Noi,Israeliani,siamo liberi di destituireun dirigente e di nominarne un altro al suo posto.Questa arroganza riguardo Arafat fa riuscire gli aspetti sotto giacenti del processo di pace mancato di Oslo e del vertice del Campo David.Il discorso che designa Arafat come l'essenza del problema palestinese non ha preso il dissopra a causa della campagna portata avanti dai dirigenti dei coloni nei Territori occupati e dall'estrema destra.Piuttosto ,é il discorso del ex primo ministro Ehud Barak e del suo ministro degkli Affari esteri,Shlomo Ben Ami ,che hanno sviluppato dopo il vertice del Campo David pere dissimulare il loro scacco.
 La semplificazione eccessiva per laquale il conflitto israelo-palestinese nel suo insiemesi ridurrà al carattere di Arafat e partendo da questi concetto ,la soluzione che va dasola,l'"eliminazione dell'ostacolo"con un colpo di bacchetta magica,sono state elaborate dai dirigenti della "sinistra",nell'affollarsi del loro bisogno di spiegare il loro fiasco alla fine del mandato.Il discorso arrogante si riflette nella forte voglia di intromettere al posto di Arafat un dirigente alternativo,più "sottomesso",e nell'argomento paternalista secondi il quale "noi sappiamo quello che é meglio per i Palestinesi".In effetti ,ogni ala del ventaglio politico israeliano opta per un dirigente che servirà al meglio i suoi obiettivi rispettivi.I "moderati"al governo preferiscono un moderato ,in giacca e cravatta,che consentirà a negoziare alla maniera occidentale,razionale,e gli"estremisti"hanno voglia di un interlocutore come Hamas ,che potrà legittimare una guerra aperta e sanguinariacontro il "Diavolo palestinese".I due campi hanno lo stesso discorso ,secondo il quale la carica di risolvere la cri si incombente a Arafat ,tutto dispensando simultaneamente Israele di ogni responsabilità.Infatti il governo combatte Arafat e le sue forze ,impedendoinsieme all'autorità palestinese ,di riuscire in qualche maniera che sia nella lotta contro l'estremismo palestinese islamita ,perché l'estremismo palestunese e il terrorismo aiutano a dissimulare il cuore del problema che é l'occupazione.
Arroganza e paternalismo sono la conseguenza sotto giacente dell'occupazione che non é particolare alla situazione israeliana.I coloni europei che hanno occupato della regioni abitate dai non-europei hanno sviluppato dei discorsi simili.Gli abitanti indigeni erano considerati come inferiori e primitivi ,non meritavano i diritti individuali e meno ancora ,uu diritto collettivo sulla loro patria.Come é stata la situazione Israelo/Palestrinese degli inizi della colonizzazione e il processo di pace di Oslo non é stato introdotto nessun cambiamento fondamentale .
 La terra ci appartiene,a noi Israeli ani,noi ne siamo i padroni ,i Palestinesi devono accettre cio' che noi vogliamo offrire.L'indignazione della Sinistra ,si é pronunciata rispetto a i Palestinesi,dopo Campo David ,si é pronunciata a proposito della loro ingratitudine e dei loro rifiuti di accettare l'offerta "generosa" di BaraK.Il sostegno degli Stati Uniti all'attitudine israeliana ha seminato la disperazione tra i Palestinesi.Gli accordi di Oslo sono stati formulati conformemente all'arroganza dell'occupazione."ottenute" alla partenza Jéricho e Gaza ,Arafat e stato "messo alla prova".Se riusciva l'esame ,sarà ricompensato con l'attribuzione dei teritori supplementari.In caso contrario il processo sarà interrotto ,come ha dichiarato il Rabbino(Netanyahu fu più diretto ancora,dichiarando in uno slogan:" se forniscono dei risultati,riceveranno di più ,in caso contrario no avranno niente!").
 La ripresa del processo di Oslo dipende dalla "buona condotta" di Arafat ,i suoi voti sono stabiliti da Israele.In attesa che Arafat delivri quello che l'esercito israeliano non é riuscito a ottenere wub.gifa sicurezza per gli Israeliani.Contemporaneamente ,non avceva più il diritto di savaguardare la sicurezza o l'indipendenza del suo popolo.L'autorità di Arafat non veniva dal popolo palestinese e dai suoi diritti legittimi ma piuttosto dal consenso d'Israele alla sua presenza;da dove viene il fatto che puo' essere espulso.
 Ma Cosa ha fatto Israele in controparte?Semplicemente ,di ritirarsi dalle più grandi città palestinesi( e di qualche terra nelle vicinanze,come Israele lo giudicava bene),quindi di dare a Arafat la possibilità di nominare dei governatori e dei poliziotti,ma non di permettere una continuità territoriale o una sovranità.Israele non é incarice-ata di non utilizzare il controllo militare,di creare uno Stato palestinese,di garantire l'indipendenza economica ,di ritirarsi fuori dalle frontiere del 1967 e meno ancora di risolvere le questioni esplosive di Jerusalemme e dei re fugiati palestinesi.Israele non ha nemmeno interrotto o frenato la sua campagna di colonizzazione nei territori occupati .L'accordo nel suo insiemeriposava sulla buona volontà di Israele.Dunque,la seconda pre-condizione indispensabile al successo degli accordi di Oslo era il mantenimento al potere del Rabbino.L'assassinio del Rabbino e la sicurezza d'Israele ,hanno condannato gli accordi di Oslo.Ariel Sharon rinforza ora il progetto storico che é cominciato nel 1982 con l'occupazione del Libano.Fa uso della stessa logica,fondata sulla potenza militare per distruggere la rappresentazione legittima del popolo palestinese .Nel caso del Libano,é stato fermato dalla comunità internazionale che ha impedito di entrare à Beyrouth.Tittavia é riuscito a fare di Bechir Gemayel il presidente del Libano .E' bene ricordare che Gemayel é stato assassinato qualche giorno dopo la sua nominazione ,tant'é che l'esercito israeliano é stato trainato in una occupazione di 18 anni e u n combattimento contro le milizie libanesi,che hanno preso fine con il ritiro forzato d'Israele dal Libano.I Palestinesi hanno fatto lezione del Libano e sono stanchi degli accordi di Oslo che perseguitano come aalibi alla persecuzione dell'occupazione.Non é Arafat che ha iniziato l'Intifada ,ma si si é sforzato di prenderne la testa,per preservare lo statut di dirigente del suo popolo del quale ha la responsabilità/A meno che noi, Israeliani,abbandoniamoi il nostro modo di pensare arrogante ,e la nostra posizione di potenza occupante ,il ciclo attuale di massacro non potrà che intensificarsi ,con Arafat e poi senza di lui.L'Europa che é stata il testimone dell'arroganza colonialista come potenza dominante,non dovrebbe ritornare al sostegno di attitudini simili ,anche se sono il fatto dello Stato ebreo.Una intervenzione internazionale puo' fermare Sharon ,é necessario d'urgenza per il bene dei Palestinesi ma altrettanto per quello degli Israeliani. 

 dell'occupazione
, dal quotidiano israeliano Ma arriv