Lei, presidente di un'associazione ebraica come giudica gli atti di guerra del governo israeliano?
Come un suicidio e una vergogna agli occhi del mondo. Negli ultimi mesi la violenza dell'esercito nei territorio è aumentata, raggiungendo livelli inauditi. Ai bombardamenti sistematici dell'aviazione ora si sono aggiunti rastrellamenti nei campi profughi, che costituiscono delle manifeste violazioni degli stessi trattati internazionali di cui Israele è firmatario. Ma attenzione, dietro quella che può sembrare una cieca gesticolazione bellica, c'è un filo logico. Sfruttando senza scrupoli la comprensibile emozione suscitata dagli attenti dei kamikaze, Sharon persegue una precisa strategia.L'eliminazione dell'autorità palestinese. Questo disegno non si limita solamente a delegittimare la figura di Arafat, ma va fino alla distruzione di qualsiasi interlocutore capace di avviare un negoziato con Tel Aviv. E naturalmente, in mancanza di interlocutori politici a disposizione, ad opporsi all'occupazione rimarranno solamente le frange più estremiste della rivolta palestinese, contro le quali Israele potrà invocare all'infinito l'innalzamento del livello dello scontro. La verità è che il governo israeliano non ha nessuna intenzione di aprire un dialogo.Non credo che l'America abbia le carte in regola per svolgere un'efficace e soprattutto imparziale azione diplomatica. Esistono troppi legami economici tra Washington e Israele: se la Casa Bianca prendesse apertamente posizione per la creazione dello stato palestinese questi legami sarebbero improvvisamente recisi. Con questo non voglio condannare gli sforzi di mediazione, che sono sempre i benvenuti ma avvertire che è inutile coltivare illusioni sulla capacità americana di garantire dei veri negoziati di pace. Al massimo Bush e Powell possono criticare Sharon, invitandolo a limitare l'uso della forza. Ma sono parole vuote, che non hanno alcun effetto reale sulle politiche di guerra del suo governo.
13 Mar 2002, 13:35
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