11 Apr 2002, 9:17Da Il Manifesto del 10/4/2002
«Scavano tra le case» Issa S. è un cittadino di Jenin, che si definisce «un sopravvissuto». Questa è la sua testimonianza: «Giganteschi bulldozer corazzati dell'esercito stanno scavando tra le case del campo una strada di circa 10 metri di larghezza da ovest ad est... per dividere il campo in due...allo scopo usano anche i bombardamenti aerei, centinaia di bombe, dagli elicotteri Cobra e Apache, va avanti dalle 20 dell'altra notte, sino ad ora.In certi momenti i soldati si ritirano per non essere colpiti dagli elicotteri. Hanno cominciato a comportarsi in questo modo da quando gli elicotteri hanno colpito una casa pensando che vi fossero dei palestinesi e invece vi era una pattuglia israeliana... sparano e bombardano le case senza sosta. Più di un terzo delle case del campo sono state distrutte... totalmente distrutte... decine e decine di persone sono state uccise in questo modo...i sanitari presenti nel campo con alcuni testimoni sostengono per le strade e i vicoli del campo vi sono 100-150 corpi (prima dell'attacco di ieri mattina). Da cinque giorni le ambulanze non possono soccorrere i feriti o raccogliere i corpi dei caduti.Nelle ultime 36 ore sono riusciti a portare all'ospedale solamente due morti e un ferito, la gente è ormai convinta che ci aspetta un altro massacro come quello di Sabra e Chatila. La situazione è arrivata ad un punto che la gente beve l'acqua delle fogne e mangia le foglie degli alberi. Abbiamo appena saputo da un testimone che centinaia di corpi sarebbero in realtà sepolti sotto le macerie delle case.La famiglia di Shalabi ha sofferto molto, un soldato ha ucciso in figlio di 34 anni e un altro ha ucciso il padre di 62 anni davanti agli occhi degli altri figli e nipoti, come fecero a Der Yassin per far fuggire via dal paese la gente. Sappiamo di un altro caso nel quale due anziani di più di 64 anni e un altro di 45 sono stati uccisi davanti alle loro famiglie, erano delle famiglie di Sa'adi e di Zare'ni. Chi li ha visti , i dottori sostengono che sono stati uccisi intenzionalmente, così, per uccidere il più alto numero di persone.
«I morti si decompongono» Mustafà B. fa parte della ong palestinese Palestine Monitor. «Il campo profughi delle Nazioni unite di Jenin, un chilometro quadrato dove vivono 15.000 persone è bombardato e attaccato senza sosta ormai da sei giorni. L'esercito israeliano ha usato elicotteri, carri armati, missili terra-terra. I morti sarebbero centinaia, gli oltre 100 feriti, senza cure morranno presto se qualcuno non interviene. Ieri i soldati hanno radunato gli uomini tra i 15 e i 45 anni e li hanno internati in un cortile. Un anziano è stato ucciso mentre stava uscendo, come i soldati gli avevano intimato, dalla sua casa. I bulldozer stanno distruggendo le case ai bordi del campo in modo da permettere ai carri armati di avanzare. Il campo è senza elettricità o acqua da cinque giorni. I feriti giacciono per le strade e i corpi di coloro che sono stati uccisi cominciano a decomporsi nelle case, per i vicoli e sotto le macerie. Alcune ore fa la Croce rossa è riuscita a coordinare gli spostamenti di tre ambulanze dalla città di Jenin al campo profughi. Ad appena cinquanta metri dall'ospedale i soldati hanno aperto il fuoco sulle ambulanze costringendole a tornare indietro. Una donna che ha visto uccidere suo figlio e ancora non l'ha potuto seppellire ci racconta: «Eravamo nel campo seduti a casa quando le bombe hanno cominciato a piovere da ogni parte. Per le strade vedevamo i morti e i feriti e avremmo voluto aiutarli ma non era possibile. Molte case sono state distrutte, ovunque incendi. Alle cinque di ieri mattina i soldati hanno battuto alla porta e ci hanno detto di andarcene. E così oltre 60 persone di ogni età dai neonati ai vecchi, ci siamo incamminati mentre ci minacciavano con le armi fino ad uno spazio dove avevano radunato tutta la popolazione. Quindi hanno costretto gli uomini a spogliarsi. Abbiamo aspettato per ore seduti sul fango mentre i soldati si sputavano addosso. Quindi i soldati hanno portato via gli uomini, non so dove. Alle 11 finalmente ci hanno ordinato, a noi donne e bambini, di lasciare il campo e ci hanno costretto ad andare in città, dove c'è ancora il coprifuoco. Dove possiamo andare? Alcuni hanno dei parenti che li hanno ospitato e altri come noi sono stati accolti in qualche famiglia ma ora i problemi per loro sono raddoppiati. Anche in città non c'è acqua, cibo, acqua, elettricità. E ora ci siamo aggiunti anche noi».«Sparano come pazzi» Zyad A. è un medico dell'ospedale di Jenin. «Sparano, sparano come pazzi. Sono due ore ormai. Devo stare a terra, è un problema anche parlare al telefono. Li senti? Li senti gli spari? Mamma mia, ma che si può fare? Che devo fare? Siamo cento persone qui dentro, ci sono bambini appena nati. Non li posso mandare a casa, da otto giorni siamo rinchiusi qui dentro, non si può girare per le strade. Ma mai, mai come oggi. Hanno colpito il muro dell'ospedale e hanno distrutto la presa dell'aria condizionata, così alcuni apparecchi non possono più funzionare. E poi oggi un medico è uscito per andare a prendere un medicinale nel magazzino e gli hanno sparato. Portava la divisa bianca, ma gli hanno sparato ugualmente, lo hanno ferito alla mano. Dio mio, ma perché nessuno fa qualcosa? Ho telefonato alla Croce rossa, mi hanno detto: "vediamo se possiamo fare qualcosa domani". Gli ho detto "Siamo un ospedale, non ci possono sparare così", ma mi dicono che adesso non possono fare niente. L'altro giorno hanno colpito il tetto, ma lì c'è l'ossigeno, se lo colpiscono siamo finiti. I medicinali per fortuna ce li abbiamo, perché sono giorni che non arrivano feriti, non possiamo uscire per andarli a prendere. Quattro giorni fa hanno lasciato morire un uomo fuori dalla nostra porta. Qualcuno lo trasportato fino all'ingresso, noi abbiamo provato a mandare fuori le infermiere, pensando che con le donne sarebbero stati più disponibili. Ma le hanno fatto rientrare, hanno detto "dentro o spariamo". Quell'uomo è morto, è morto dissanguato. Ho paura anche per la mia famiglia, abita a Jenin. Provo a contattarli con il cellulare , ma non funziona sempre. Ho detto a mia moglie "lo accendo ogni quattro ore, tu chiama". Lei mi dice che i bambini hanno paura, ho una figlia piccola, di cinque anni. Al telefono mi dice "mi vogliono uccidere", e io le dico che se moriamo, moriremo come tanta altra gente. Che devo fare? Guardo dalla finestra e vedo tutto rosso, rosso da tutte le parti, il fuoco. Ho paura, secondo me questa notte succede qualcosa. Telefonateci, ci fate coraggio».«Sepolti dalle macerie» Indymedia Israel e Palestine Media Center (in ebraico) ci inviano e-mail dal centro della città di Jenin, non dal campo profughi. «Molte vittime sono ancora sepolte sotto le macerie e molte altre sono state fatte a pezzi dagli obici sparati dai cannoni dei carri armati. Altre decine di persone sono morte dissanguate nelle loro abitazioni di fronte alle loro stravolte famiglie. E' stata confermata l'identità di sei palestinesi uccisi nel campo nelle prime ore del mattino. Il resto dei morti non è stato ancora identificato. Non ci è dato confermare il numero dei colpiti però si teme che si tratti di centinaia di persone. Gli elicotteri Apache ed i carri armati israeliani bombardano la popolazione del campo. E' la prima volta che gli aerei F-16 israeliani bombardano il campo profughi di Jenin. Elementi ufficiali stimano che negli ultimi due giorni il campo profughi sia stato bombardato con un numero maggiore di missili e di obici più di quanto le forze di occupazione israeliane ne abbiano sparato durante gli ultimi diciotto mesi contro tutti gli obiettivi palestinesi. Le forze di occupazione israeliane continuano nel loro rifiuto di permettere alle ambulanze di entrare nel campo. Due giorni fa i bulldozer israeliani hanno sradicato una tomba di famiglia che gli abitanti avevano scavato per seppellire i morti durante la precedente incursione israeliana a febbraio. Come risultato si sono viste orrende foto in base alle quali i corpi sono usciti dalle tombe e si sono sparsi lungo la strada. Testimoni oculari hanno confermato che i carri armati israeliani hanno schiacciato un certo numero di corpi.«Usati come scudi umani» Um Jihad (in ebraico), un abitante del campo di Jenin, ha così descritto la situazione: «Siamo tutti in casa, non possiamo dormire o muoverci o aiutare quelli che supplicano aiuti mentre sanguinano nelle vie del campo. I bulldozer israeliani abbattono le case con gli abitanti dentro. Quando ci siamo rivolti ai servizi medici per avere aiuto, ci hanno risposto che i soldati hanno sequestrato le chiavi delle ambulanze per ostacolarli. Ci troviamo in una situazione di disperazione e sofferenza che non è possibile descrivere e nessuno interviene per salvare i nostri figli che muoiono di fronte ai nostri occhi impotenti. I soldati israeliani hanno annunciato nel pomeriggio di interrompere il fuoco per permettere alle donne ed ai vecchi di prendere dell'acqua, questo per arrestarli ed usarli come scudi umani. Visto che mancava l'acqua da più giorni alcune donne e uomini adulti sono usciti dalle case. Sono stati tutti arrestati appena arrivati all'entrata del campo dove si trovano i camion ed i carri armati israeliani».«L'ospedale senza acqua» J. H., amministratore dell'ospedale. «Invio questo appello dai tre poveri ospedali di Jenin: da oggi manca il gasolio necessario a far funzionare i generatori elettrici dopo che le forze d'occupazione hanno fatto piombare da quattro giorni la città è nell'oscurità totale. Gli ospedali hanno terminato anche l'acqua. Come sempre in tempi di guerra ed in condizioni di distruzione senza limite, si verificano atti di erosimo e capacità di inventiva eccezionali. I rapporti dall'ospedale Al Raji a Jenin dicono che un medico non specializzato in materia è riuscito ad effettuare con successo un'operazione al cervello».
«Colpito il convento» Suor Maria Pastore, della congregazione delle Figlie di Sant'Anna. Originaria di Crispiano (Taranto), la religiosa è dal 1972 in Medio Oriente e da 5 anni vive nella città cisgiordana. «Negli ultimi tre giorni la situazione ha reso impossibile l'assistenza ai feriti. Tre delle cinque ambulanze sono state colpite e messe fuori uso, le altre due sono state costrette a sospendere il servizio. Anche il piccolo convento ha subito danni a causa dei combattimenti. Alcuni colpi ieri ne hanno centrato il piano superiore. Manca la corrente elettrica e sono state distrutte le riserve di acqua potabile».
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