domenica 3 maggio 2009

Palestina_ terrore nei cmpi profughi

Siamo al check-point di El Bet, a poche centinaia di metri dalla città che ospita Yasser Arafat, centro nevralgico dell'Autorità palestinese e da oggi luogo simbolo di una guerra feroce e assurda. Blocchi di cemento ostruiscono il passaggio, dalla garitta fanno segno che non si può andare oltreMa basta compiere un lungo giro, salendo fino all'insediamento ebraico di Psagot con le sue villette a schiera dai tetti rossi, per sbucare direttamente fra povere casupole alla periferia sud di Ramallah. Vicino ad un enorme bulldozer due giovani militari hanno l'aria annoiata. Chiediamo se si può passare. «Se volete rischiare la pelle, fate pure», ridacchianoPerché? «Snipers», cecchini. Ci si addentra per il dedalo di viuzze col cuore in gola. Non c'è anima viva per le strade, dominate da un silenzio irreale che mette i brividi. L'unico segno di vita è il vociare di bambini che proviene dall'interno di una casa. Poi d'improvviso ecco lo sferragliare dei blindati che vanno a prendere posizione su una leggera altura, accolte da raffiche di mitra sparate chissà da dove. È guerra aperta ormai, come non succedeva da due decenni. «Guerra preventiva contro il terrorismo», dice il governo israeliano. «Guerra di rioccupazione dei Territori dell'Autonomia», la chiamano i palestinesi, che già l'hanno trasformata in occasione di «nuova guerra di liberazione»Ma la parola più giusta è terrore, quello che nel cuore della notte piomba sul campo profughi di al-Amari, situato dentro il perimetro urbano, e poi in tutti gli altri quartieri della città. Carri armati Markava e blindati M-113, con la copertura degli elicotteri Apache seminano morte e distruzione. Poi iniziano i rastrellamenti casa per casa, preceduti da un lugubre rituale: gli altoparlanti diffondono un secco ordine, in ebraico,che impone a tutti i maschi palestinesi tra i 15 e i 45 anni di consegnarsi. Come già avvenuto a Tulkarem, Betlemme e Kalkylia. «Operazioni neo-naziste», le bolla sdegnato ArafatIn un disperato appello l'Autorità palestinese si rivolge direttamente alla popolazione invitandola a opporsi agli invasori con tutti i mezzi. La televisione araba al-Jazeera mostra immagini di guerriglia urbana per le strade di Ramallah, miliziani di al-Fatah ma anche ragazzi della seconda Intifada che hanno scoperto l'uso dei fucili e non solo delle pietre.«Abbiamo distrutto tre carri armati e ucciso due soldati israeliani», riferisce con tono trionfante un giornalista della Voce della Palestina, l'emittente radio-televisiva spenta dalle bombe più volte e sempre risorta in qualche modo. Impossibile controllarne la veridicità, come sempre accade in questi casi. «Ci sono scaramucce e sparatorie in varie parti della città», fanno sapere le autorità palestinesi. No, la battaglia è già terminata, annunciano i militari israeliani. Notizie drammatiche giungono dall'ospedale, circondato dai carri armati che impediscono l'afflusso di medici e infermieri«Stiamo operando in condizioni disperate, i militari israeliani ci fanno continue difficoltà e permettono di lavorare ad una sola ambulanza», denuncia il direttore Hosni Attari. «Qui in centro è tutto tranquillo, i negozi sono aperti e la gente riempie i caffè commentando gli ultimi incredibili avvenimenti», riferisce al telefono uno dei pochi stranieri in città, il danese Christian Jessen. E racconta inorridito che nella piazza centrale alcuni uomini armati, probabilmente appartenenti alle Brigate al-Aqsa, hanno ucciso e appeso per i piedi un giovane accusato di collaborazionismo. È l'unica area non sottoposta al controllo delle truppe israeliane. 
La poderosa macchina bellica dello Tsahal ha risparmiato la «Muqata», il quartier generale dell'Anp che comprende gli uffici di Arafat. Ma hanno voluto mandargli un chiaro messaggio con una gragnuola di proiettili che hanno raggiunto la sua residenza e ferito gravemente una guardia presidenziale: possiamo colpirti quando vogliamo, sei sotto tiro. Altro che libertà di movimento, come aveva ingannevolmente promesso Sharon. Cala la notte su Ramallah stretta nella morsa dei carri armati e del coprifuoco. È finita una battaglia, ricomincerà la guerra. 
messaggio 13 Mar 2002, 18:11

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