domenica 3 maggio 2009

ZVI SCHULDINERLe mani sporche di Sharon

Nella tragica situazione del Medio oriente risulta impossibile analizzare i parametri del conflitto e non serve la razionalità per capire la politica israeliana. C'è però una ragione per tutto il sangue versato e per quello che si verserà nei prossimi giorni: il fanatismo fondamentalista nazionalista israeliano, che, sotto l'egida del generale Sharon, persisterà nella sua politica demenziale che mira all'annessione dei territori occupati nel 1967, con l'espulsione dalle loro case di centinaia di migliaia di palestinesi. Con l'aiuto di Hamas, Sharon proseguirà la crociata contro l'Autorità nazionale palestinese e il suo presidente Arafat. Nel 1982 i piani israeliani per l'invasione del Libano erano pronti. Mancava solo la provocazione. Il misterioso gruppo di Abu Nidal aveva cercato di uccidere l'ambasciatore israeliano a Londra e questo aveva dato a Sharon, ministro della difesa di Begin, il pretesto per la guerra in Libano. Era una guerra contro il terrorismo, la cosiddetta «azione per la pace della Galilea», appoggiata dal 97%della popolazione, pianificata per durare pochi giorni. Non solo migliaia di palestinesi avrebbero pagato con la loro vita, 18 anni dopo, con mille israeliani sacrificati nell'assurda prosecuzione dell'«azione per la pace della Galilea», la maggioranza degli israeliani era a favore del ritiro dal Libano.Nelle ultime due settimane si era registrata una relativa tranquillità nei territori. L'invio da parte degli Stati uniti del generale Zini e la visita di Cheney avevano creato un clima favorevole al cessate il fuoco. Sembrava che esistessero gli elementi per frenare Sharon e le forze israeliane si erano ritirate dalla maggior parte delle aree sotto il controllo palestineseNel vertice della Lega araba di Beirut era stato approvato un documento saudita di portata storica. La Lega lanciava un appello a Israele per la pace con tutto il mondo arabo in cambio del ritiro totale dai territori occupati, la costituzione di uno stato palestinese con capitale a Gerusalemme e una possibile formula di compromesso sul problema dei profughi palestinesiUn vero pericolo! Se la pace è possibile in cambio dei territori occupati e si può cambiare radicalmente la posizione geostrategica e politica di Israele, che cosa succederà con l'alleanza fondamentalista religiosa nazionalista israeliana e le sue aspirazioni espansioniste messianiche? Sharon è stato tratto subito d'impaccio. Il fondamentalismo islamico, oggettivamente alleato dell'estrema destra israeliana, è venuto in suo soccorso nella notte della tradizionale celebrazione della Pesah, la pasqua ebraica. Mentre iniziava la lettura dell'orazione della Pesah in un hotel di Netanya, un suicida di Hamas ha assassinato 22 israeliani e ne ha ferito altre decine, offrendo a Sharon un pretesto per l'azione israeliana iniziata nella notte tra giovedì e venerdì. Vent'anni dopo Beirut, il gran generale inviava le truppe a compiere un'altra mini-azione contro il terrorismo, uno spettacolare spiegamento destinato soprattutto ad evitare la pace e a calmare gli israeliani. Un'azione di qualche giorno o che durerà altri 18 anni?Le truppe israeliane sono entrate di nuovo a Ramallah distruggendo i muri di cinta della residenza dell'Autorità palestinese. Arafat si trova praticamente agli arresti domiciliari e sotto la precaria protezione della comunità internazionale che, attraverso gli americani, ha segnalato a Sharon i limiti della nuova azione israeliana. Il ministro della difesa israeliano ha dichiarato che non si vuole assassinare o arrestare Arafat. Allora che cercano le truppe che hanno occupato tutti, tranne due uffici del complesso presidenziale? E perché hanno tagliato la luce all'edificio nel quale si trova ArafatNella lotta tribale, primitiva e criminale del governo Sharon sembrava che l'intenzione fosse innanzittutto quella di umiliare. Erano decine di anni che Sharon voleva vedere il suo rivale distrutto, umiliato. Ora solo Bush padre si interpone tra i suoi desideri e il cadavere di Arafat. E Bush padre ha alcuni alleati in Israele. Alti ufficiali, capi dei servizi di informazione e dei servizi segreti, tutti sostengono che sarebbe sbagliato colpire Arafat. Hanno appoggiato indirettamente la linea laburista che si sarebbe opposta ai piani estremisti di Sharon e limitato gli obiettivi dell'attuale azione militare israelianaSono già stati arrestati due pericolosi terroristi! Hanno trovato documenti. L'azione dell'esercito israeliano deve essere suffragata da «prove decisive», che calmino l'opinione pubblica israeliana, sconvolta dagli ultimi attacchi terroristi in diversi punti di IsraeleL'esercito israeliano era già a Ramallah quando c'è stato un nuovo attacco in un quartiere tranquillo di Gerusalemme. Come spiegarlo? Le tv israeliane erano sul luogo pochi minuti dopo l'attacco. I militari spiegano che si tratta di attacchi pianificati precedentemente, come azione preventiva rispetto a una prossima ondata di azioni preparate dai palestinesi. Curiosamente tutti danno la stessa versione dei militari, televisione e stampa israeliana sembrano al servizio dei portavoce dell'esercito.
E' difficile analizzare succintamente gli effetti provocati dal terrorismo in Israele. Come hanno scritto i classici, da Che Guevara fino a saggi accademici, e come ben sanno leader palestinesi vicini ad Arafat, il terrorismo indiscriminato fa schierare generalmente le masse colpite a favore della politica del governo, a sostegno di reazioni viscerali nettamente di destraOggi le strade di Israele sono semideserte. Andare al ristorante, al bar o al supermercato è un rischio. Le gente cerca di non uscire, la paura si annida ovunque. Il terrorismo ha colpito gli strati sociali più diversi, giovani e vecchi, uomini e donne, bambini, in quartieri modesti e meno, in supermercati o centri commerciali. La paura si diffonde e chiama altra violenza. Le posizioni politiche si estremizzano soprattutto se gli attentati si verificano durante feste sacre come quella di Pesah. In questa situazione la politica di Sharon sembra fallimentare perché «moderata». Per molti israeliani l'unica soluzione al pericoloso problema del terrorismo è una azione violenta di Israele che lo liquidi. Le lezioni della storia non insegnano niente a nessunoIl governo reagisce in sintonia con gli umori della piazza ed è lungi dal dare una spiegazione coerente sull'utilità delle azioni in corso. Generali e politici sono uniti in una irrazionale demenzialità. I carri armati si muovono per le strade di Ramallah, raggiungono altre città palestinesi, i veri terroristi si sono già nascosti, il terrorismo delle truppe israeliane e la morte di innocenti non avranno nemmeno bisogno di giustificazioni. Sono destinati a calmare una popolazione che non capisce che cosa sta succedendoLunedì scorso sono andato a Ramallah. I miei amici palestinesi mi avevano proposto la visita al campo profughi di al Amari. Alcune immagini le avevo già viste alla televisione. Ora potevo vedere con i miei occhi i risultati dell'ultima azione di Israele. Non sapevamo che la successiva era vicina. I dirigenti del campo mi hanno portato in un centro sociale, culturale e sportivo nel quale erano rimasti i segni del passaggio dell'esercito. Tutte le carte sparpagliate al suolo, i computer distrutti a colpi di fucile, i trofei rubati, mobili rovinati erano la testimonianza della lotta contro il terrorismo delle truppe israeliane. Il centro era stato ricostruito negli ultimi cinquant'anniNonostante questo sfondo di distruzione, abbiamo parlato di pace. Una pace giusta, non la pace che converta Arafat in un servo dei governi israeliani. I dirigenti del centro hanno accettato con piacere la visita di gruppi pacifisti israeliani come Ta'ayush, che potrebbero aiutare la ricostruzione. Avrebbero ricevuto anche pacifisti italiani (il giorno successivo sono arrivati rappresentanti dell'Arci)Da un lato la distruzione, dall'altro la disponibilità al dialogo. Poi ho fatto un giro tra le case del campo, seguendo la strada aperta dal mio esercito vittorioso. Per assicurare la vita dei soldati, che avrebbero rischiato eccessivamente passando per le stradine strette, è stato escogitato un metodo sicuro: si entra in una casa e da lì si apre un varco per passare in quella vicina e così di seguito. Questo richiede la distruzione non solo della parete ma di tutto quello che c'è intorno: cucina, mobili, utensili, vestiti. Una televisione, forse tutto il mondo ricreativo di una famiglia, è la muta testimonianza della violenza dei soldati. Distrutta a colpi di fucile o da un calcio. Le case sono più che povere. Ma questo non le rende immuni dalla furia dei soldati che hanno distrutto per distruggere. Nel campo e a Ramallah, l'entrata nelle case ha facilitato il saccheggio. Molti hanno denunciato il furto di gioielli, computer e altri oggetti di valoreCom è iniziato l'attacco? Prima si circonda il campo e si fanno i preparativi necessari perché un esercito moderno si muova. E questo aveva permesso ai più ricercati di fuggire molto prima dell'entrata dei militariChi sono i più attivi nei funerali delle vittime delle azioni israeliane o dei suicidi? Giovani di 15-16 anni. Uno dei miei amici mi spiega la verità sui kamikatze: giovani senza futuro, disoccupati, pieni di frustrazioni, umiliati e colpiti dall'occupazione, pieni di odio, vedono nella morte l'occasione dell'onore e della considerazione, della stima di tutta la collettività. La morte suicida e assassina si converte nell'opzione più onorevole nella vita di molti giovani. Sharon pretende che l'Autorità palestinese fermi il terrorismo. Lo dovrebbe fare Arafat assediato, senza luce e telefono. La criminale politica di Sharon e Ben Eliezer alimenta costantemente il terrorismo. Le forze entrate a Ramallah stanno facendo nascere ad ogni angolo, con la loro distruzione e morte, altri terroristi. Saranno la risposta demenziale e criminale alla politica demenziale e criminale del governo israeliano. Il vero problema, le radici del sangue che scorre a fiumi, sta nell'occupazione. Chi non capisce che si deve mettere fine all'occupazione, continuerà a balbettare frasi proprie di una campagna di propaganda che non cambieranno la realtà
Il Consiglio di sicurezza dell'Onu chiede il cessate il fuoco e il ritiro israeliano. E' importante ma non basta. L'intervento internazionale è urgente per frenare le forze israeliane spinte dalla versione locale di Milosevic. Non si tratta di consolarsi domani con un tribunale internazionale ma di salvare oggi la vita di palestinesi e israeliani. Gli uni e gli altri vittime della criminale azione del governo israeliano e dei suoi alleati oggettivi del fondamentalismo islamico. Il cessate il fuoco non potrà essere effettivo se non garantirà l'apertura ditrattative che pongano fine all'occupazione. Per garantire la fase intermedia è necessario l'invio di truppe internazionali che proteggano la popolazione civile dagli abusi dell'esercito israeliano. Il silenzio ignominioso dell'Europa, servile alleata della politica americana, deve finire prima che sia troppo tardi.

http://www.ilmanifesto.it

Nessun commento:

Posta un commento