sabato 2 maggio 2009

Michel Warshawski :fermare la guerra

L'ultimo libro di Michel (Mikado) Warshawski, intellettuale e militante della sinistra israeliana, animatore dell'Aic (Alternative information center), ha un titolo che in questi giorni può apparire come la più illusoria delle utopie: "Israele-Palestina, la sfida binazionale".Alla base c'è il fallimento del sogno sionista. Quello per cui la "normalità" in Israele poteva essere realizzata secondo un principio di omogeneità etnica culturale e religiosa dei suoi abitanti. Questo non si è verificato. Oggi in Israele convivono nonostante tutto culture diverse. Gli arabi in Israele non sono una piccola minoranza. La società israeliana deve fare i conti con questo cambiamento di prospettiva e in un futuro diverso dal presente potrebbe farlo insieme alla società palestinese. Per ora Israele sa soltanto imporre un regime di apartheid, fondato sulla guerra, la repressione, la negazione stessa dell'esistenza dell'altro.Questo governo non ha strategia politica, sa soltanto reprimere ma in questo modo non otterrà nulla e gli israeliani se ne stanno già accorgendo.Un intervento internazionale con truppe di interposizione è necessario e urgente. Sharon non ha strategia e una decisione del genere lo spiazzerebbe. Sarebbe per lui più dannoso di una incriminazione al tribunale dell'Aia. Ma le dichiarazioni estremiste di Bush sembrano voler portare alla guerra totale. 
Quanto hanno influito in tutto questo i fatti dell'11 settembre e la guerra in Afghanistan? 
Solo marginalmente. All'inizio l'allargamento ai paesi arabi dell'"alleanza antiterrorismo" sembrava poter indebolire Israele che rischiava di dover scendere a patti per mantentere in piedi la coalizione. Ma gli Stati Uniti hanno capito che ai leader arabi non interessava poi troppo la causa palestinese e quindi si sono riappiattiti sulle posizioni israeliane. Il governo di Sharon è uscito rafforzato dalla crisi internazionale. L'ipotesi è che Israele possa continuare ad essere riconosciuto come il punto di forza dell'alleanza occidentale. L'unico paese in grado di garantire l'ordine. Questo per consentire a Sharon di avere ancor più mano libera nella repressione, con l'appoggio incondizionato di Stati Uniti ed Europa. Israele in questo disegno è l'avanguardia della crociata imperialista. L'utilizzo poi della psicosi del terrorismo è funzionale ad accentuare la criminalizzazione dei palestinesi e a dare legittimità ad una guerra di civilizzazione. 
Ma la leadersheep di Arafat è realmente in crisi? 
Meno di quanto appare. E' vero che Arafat deve confrontarsi con una nuova classe dirigente molto critica rispetto agli errori commessi in passato. Ma anche con le organizzazioni più radicali il dialogo non si è mai interrotto e difficilmente si riuscirà a spezzare l'unità dei palestinesi.In realtà Sharon ha continuato l'opera di Barak per distruggere la credibilità di Arafat, pretendono entrambi una resa inaccettabile credendo in tal modo di riuscire a privare i palestinesi di rappresentanza. 

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