Quanto hanno influito in tutto questo i fatti dell'11 settembre e la guerra in Afghanistan?
Solo marginalmente. All'inizio l'allargamento ai paesi arabi dell'"alleanza antiterrorismo" sembrava poter indebolire Israele che rischiava di dover scendere a patti per mantentere in piedi la coalizione. Ma gli Stati Uniti hanno capito che ai leader arabi non interessava poi troppo la causa palestinese e quindi si sono riappiattiti sulle posizioni israeliane. Il governo di Sharon è uscito rafforzato dalla crisi internazionale. L'ipotesi è che Israele possa continuare ad essere riconosciuto come il punto di forza dell'alleanza occidentale. L'unico paese in grado di garantire l'ordine. Questo per consentire a Sharon di avere ancor più mano libera nella repressione, con l'appoggio incondizionato di Stati Uniti ed Europa. Israele in questo disegno è l'avanguardia della crociata imperialista. L'utilizzo poi della psicosi del terrorismo è funzionale ad accentuare la criminalizzazione dei palestinesi e a dare legittimità ad una guerra di civilizzazione.
Ma la leadersheep di Arafat è realmente in crisi?
Meno di quanto appare. E' vero che Arafat deve confrontarsi con una nuova classe dirigente molto critica rispetto agli errori commessi in passato. Ma anche con le organizzazioni più radicali il dialogo non si è mai interrotto e difficilmente si riuscirà a spezzare l'unità dei palestinesi.In realtà Sharon ha continuato l'opera di Barak per distruggere la credibilità di Arafat, pretendono entrambi una resa inaccettabile credendo in tal modo di riuscire a privare i palestinesi di rappresentanza.
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