sabato 2 maggio 2009

Nurit Peled-Elha:Stanno facendo di Gerusalemme un cimitero,


So che in un'occasione come questa sarebbe elegante parlare della speranza e delle qualità che consentiranno il trionfo dell'umanità, e quindi vi chiedo scusa se non parlerò di nulla di tutto questo. A Gerusalemme, da dove provengo, speranza ed umanità stanno morendo. Israele si sta trasformando in un cimitero di bambini, un cimitero che cresce ogni minuto, come un regno sotterraneo che si estende sotto i nostri piedi, trasformando tutto ciò che ci circonda in una landa di desolazione. In questo regno abita la mia bambina, insieme al suo uccisore palestinese, e il sangue dell'una e dell'altro si mescolano sulle pietre di Gerusalemme, ormai da tempo indifferenti al sangue. Riposano laggiù, con tanti altri bambini, e tutti sono stati turlupinati. L'uccisore della mia figlioletta è stato ingannato perché il suo omicidio e il suo suicidio non hanno cambiato nulla, non hanno posto fine alla crudele occupazione israeliana, né gli hanno spalancato le porte del paradiso, e perché coloro che gli hanno promesso che il suo gesto avrebbe avuto un senso si comportano come se egli non fosse mai esistito. Mia figlia è stata ingannata perché pensava, come le migliaia di suoi nuovi fratelli e sorelle, che la sua vita fosse al riparo dal pericolo, che i genitori l'avrebbero protetta dal male e che niente potesse accadere alle bambine che sono buone e dolci e che percorrono le vie della loro città per recarsi a una lezione di danza. E sono stati turlupinati entrambi, perché il mondo continua a girare come se il loro sangue non fosse mai stato versato. Il poeta Dylan Thomas ha scritto un giorno: «E la morte non avrà regno». A Gerusalemme, da dove provengo, la morte ha ricevuto il suo regno. E a offrirglielo sono individui che si proclamano "dirigenti". E sono in effetti capaci di vivere in pace quando è davvero necessario. Il venerdì 1º dicembre, l'articolo di prima pagina del quotidiano locale dell'esangue Gerusalemme ci informava che la città di Gerico viveva tranquilla da ormai due mesi: niente soldati israeliani, niente poliziotti, niente sparatorie. Questo, non perché gli americani fossero riusciti a convincere Sharon a non mandare più ragazzi israeliani diciottenni ad assassinare palestinesi innocenti, oppure i palestinesi a smettere di uccidersi insieme a israeliani innocenti. No. Gerico è tranquilla perché i dirigenti israeliani e palestinesi hanno deciso di riaprire il casinò, da cui traggono i loro profitti insieme a certi uomini d'affari tedeschi ed austriaci. Leggendo quell'articolo, mi è venuto immediatamente da pensare che la mia bambina valesse assai meno di un gettone da roulette. Circa 200 bambini uccisi nell'Intifada in corso, nel massacro in corso, valgono meno delle fiches. Eppure, in certo senso, la cosa non mi ha stupito, poiché ho sempre saputo che la guerra che infuria nella nostra regione non vedeva contrapposti popolo israeliano e popolo palestinese, ma questi "dirigenti" che distruggono vite, da un lato e, dall'altro, persone di entrambi i fronti che perdono i propri figli nelle micidiali partite di roulette di questi politicanti; politicanti e relativi generali che hanno trasformato la nostra zona, e trasformano il mondo intero, in un deserto ricoperto da piccole ossa di bimbi. Questi individui astuti sfruttano Dio e il bene della nazione, la libertà e la democrazia, per convincerci a fornire la carne e il sangue che alimentano i loro giochi mortali. Sfruttano la nostra pena come uno strumento politico e i nostri piccoli come gettoni della loro lotteria: tu uccidi 10 dei miei bambini e io ne uccido 300 dei tuoi, ed eccoci poi pronti per la prossima partita. Non è una novità nella storia dell'Uomo. Sempre i capi hanno utilizzato Dio ed ogni altro sacrosanto valore - ad esempio l'onore e il coraggio - come pretesto per le loro imprese megalomani. E attraverso la Storia, la sola voce che si sia levata per cercare di opporsi ad essi è stata quella delle madri: la voce delle brave donne ebree che non hanno obbedito al Faraone quando aveva ordinato loro di uccidere i neonati; quella della nostra madre biblica, Rachele, che piangeva i suoi figli e non voleva che la confortassero; la voce delle donne di Troia, delle madri argentine, delle madri d'Irlanda e di quelle di Israele e Palestina. È la voce di coloro che danno la vita e per questo sono decise a preservarla. Mi hanno domandato spesso se provassi il bisogno di vendicare l'uccisione della mia bambina, che è stata uccisa, semplicemente perché era israeliana, da un ragazzo che si sentiva tanto disperato da spingersi all'omicidio e al suicidio semplicemente perché era palestinese. Ed io cito sempre, in risposta, il verso del grande poeta ebreo Bialik, che ha detto: «Satana non ha ancora creato una qualche vendetta per il sangue di un bambino». E questo non perché Satana non ne abbia i mezzi, ve lo assicuro, ma soltanto perché, dopo la morte di un bambino, non c'è vendetta, perché non c'è più morte né vita. Dopo la morte di un bambino, il solo sentimento che resti, l'unico desiderio, la sola esigenza, che rimarrà insoddisfatta per sempre, è quella di proteggere il bambino. Le madri che hanno perso il loro figlio, come me, vi diranno che le loro braccia provano costantemente il bisogno di stringere il bimbo, di proteggerlo dal pericolo. Nessuna vera madre penserebbe mai di consolarsi uccidendo un altro bambino. Quando Luisa mi ha parlato del premio Sacharov, ho provato la sensazione di non meritarlo, perché non ho mai salvato la vita di un bambino, neppure del mio. Ma poi ho pensato che il premio non fosse per me, ma per questa voce che mi ha dato la morte, la voce della madre in lutto, che trascende nazionalità e religioni, ed anche il tempo, e che politicanti e generali hanno cercato di opprimere e soffocare, fin da quando esistono uomini e guerre. È l'unica voce che resti dopo la violenza, e che capisca realmente che cosa significhi la fine di tutto. Le madri sanno che la morte di un solo bambino - un bambino qualsiasi, serbo o albanese, irakeno o afgano, palestinese o ebreo - è la morte del mondo intero, del suo passato e del suo futuro. Se non vogliamo che l'intero nostro pianeta si trasformi nel regno della morte, dobbiamo far sentire la voce delle madri, fino a ricoprire tutte le altre. Dobbiamo ascoltare ancora il Dio che diceva: «Non alzare la mano sul fanciullo». Se il mondo non ascolta la voce delle madri, fra pochissimo non vi sarà più niente da dire, più niente da ascoltare, se non i lamenti di un lutto senza fine. Vi prego, aiutate le madri a trionfare e a salvare i bambini. Vi ringrazio.  

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