lunedì 4 maggio 2009

Un Articolo di Maria Grazia Cutoli sulla vita, a Betlemme di qualche tempo fa....

BETLEMME - Dopo un’ora di coda al primo check-point fuori Gerusalemme, i soldati scuotono la testa. «In macchina non si passa. Se volete, continuate a piedi». Il percorso alternativo è una sterrata rossa che sale tra montagne brulle, costeggiando a destra le case bombardate di Beit Jalla, il quartiere cristiano, a sinistra i casermoni mitragliati di Ghilo, l’insediamento ebraico. Per arrivare a Betlemme, in condizioni normali, ci si impiega una ventina di minuti. In tempi di intifada il tempo non si calcola, anche se è la vigilia di Natale e, dall’altra parte, c’è chi invita i pellegrini di tutto il mondo a non disertare la culla della cristianità.Non sarà una festa, il Natale del 2000 in Terrasanta. Poche decorazioni, qualche avanzo di luminaria, molte preghiere. La carneficina giornaliera e il blocco della Cisgiordania rischiano di trasformare la processione mattutina del patriarca Michel Sabbah in una marcia di protesta e la messa di mezzanotte in una celebrazione da catacomba.Sulla piazza della Mangiatoia, rimessa a nuovo a inizio d’anno per la visita del Papa, hanno montato un palco con gli altoparlanti, qualcuno canta al microfono, la gente accorre. Ma sono le quinte di un trompe l’oeil : un concerto organizzato per i bambini del posto, per far dimenticare che si vivono giorni di isolamento e paura. Il presepe di legno è abbandonato in un angolo. Le immagini dei martiri dell’Intifada sono invece su tutti muri. I piccoli vanno a spasso con pistole giocattolo. Attorno alla città si spara davvero: altri scontri ieri tra i palestinesi, armati di pietre, e i coloni, protetti dai carri armati dell’esercito.Padre Ibrahim Faltas, un francescano alto e brizzolato, assicura che «tanti pellegrini verranno» e che i biglietti d’entrata - 3 mila contro i 13 mila dell’anno scorso - sono già stati distribuiti. «Abbiamo polacchi, giapponesi, nigeriani. Pochi italiani, però arriverà il presidente della regione Lazio. Come si chiama?».Francesco Storace, padre Ibrahim. Consegnerà 600 milioni di lire al sindaco della città, per «rimettere in sesto il piano regolatore». E’ l’unico politico dell’occidente, volenteroso ma forse poco significativo. «Ci sarà Yasser Arafat, questo è sicuro», si illumina il sacerdote. Ma nella penombra della Chiesa della Natività per ora si vede solo l’annunciata comitiva di nigeriani e una graziosa biondina, assediata da galanti poliziotti palestinesi. Si chiama Tamara Galloway, ha 33 anni e arriva da Londra. «Sola, completamente sola. Non faccio parte di nessuna organizzazione, non seguo nessun gruppo».Sospesi tra celebrazione, rivolta e miseria i 53 mila abitanti di Betlemme, metà cristiani e metà musulmani, accomunati dalla rivolta contro Israele, fanno i primi conti della disfatta: a dicembre dell’anno scorso si contavano 88 mila pellegrini, a ottobre 27 mila, adesso qualche centinaio. I venditori di statuette, si ostinano a tenere aperte le loro botteghe. Servono a smorzare la malinconia. «Ma è un’illusione - dice Nadia Hazboum, l’elegante signora che gestisce uno dei negozietti sulla piazza -. Non ci sono turisti, non ci sono affari, non c’è Natale. Da tre mesi nessuno può uscire da qui e nessuno viene a venderci niente. Tutto va male, anche i negoziati di Washington. Sento che non c’è più speranza».Gli organizzatori del Progetto Betlemme 2000 avevano cominciato a lavorare nel ’96 per preparare questa festa che doveva essere internazionale, iperbolica, sfavillante. Avevano ottenuto 200 milioni di dollari (oltre 400 miliardi di lire) per ricostruire la città, dalla Banca mondiale, dai donatori, dall’Autorità palestinese. Oggi denunciano: «Celebreremo le feste sotto i missili dell’esercito israeliano». Betlemme sfiora la carestia.Dopo la chiusura dei territori, il numero dei disoccupati è salito al 40%. Molti cristiani del quartiere di Beit Jalla hanno abbandonato le case, bombardate dagli israeliani, e sopravvivono negli alberghi vuoti. Ventuno hotel a secco di forestieri. Persino il lussuosissimo Intercontinental, un trionfo di fregi e mosaici in stile arabo, ha abbassato i prezzi: menù di Natale, compreso salmone e tacchino, a 18 dollari (40 mila lire). La chiesa aiuta parecchie famiglie, come quella di Noah, una donna che vive con quattro bambini in una stanzetta nascosta tra i vicoli. «Mio marito lavorava per un’azienda d’abbigliamento. Oggi si arrangia come può. In fabbrica mancano i tessuti. Li acquistavano a Gerusalemme, ma ora uscire da qui significa morire».Anche entrare è difficile. Israele assicura che non bloccherà l’accesso a Betlemme come minacciato, che i pellegrini potranno visitare la grotta e la mangiatoia, la chiesa della Natività e la tomba di Rachele.Ma a quali condizioni, l’hanno già sperimentato gli zelanti nigeriani: con un autobus israeliano fino al check-point, a piedi e, infine, con un pullman palestinese. Il nuovo apartheid non risparmia nessuno. Chi non ha voglia di avventurarsi fino alle porte insanguinate della Cisgiordania, potrà seguire la messa sulla tv palestinese. O sul nuovissimo sito www.mywaynews.com. 
Corriere della Sera
24.12.2000

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