"Mi chiamo .... Ho 29 anni, e sono di Tel Aviv. Ho studiato fisica matematica e informatica all'Università Ebraica di Gerusalemme, e mi sono laureato. Sono un'ufficiale di combattimento in una delle migliori unità di Tzahal. Dall'inizio dell'intifada El Aksa ho comminciato a capire molte cose che non avevo riconosciuto prima. Molte domande difficili mi hanno assediato: Cosa sia lecito ad un soldato fare in guerra? Siamo veramente in guerra? Chi ha provocato questa guerra? Le risposte mi erano molto dificili sin a un anno fa. Essendo cresciuto in un modo molto 'sionista' ho trovato grande difficoltà nel fare il cambiamento e capire quello che stiamo veramente facendo nei territori occupati. Due mesi fa ho passato 3 settimane a Gaza, in servizio di riserva (miluim). Già avevo pensato ad un rifiuto, ma probabilmente ci voleva uno shock per attraversare il Rubicone. Ci sono stato per 3 settimane e ho fatto cose che probabilmente non dimenticherò per tutta la vita. Ho fatto il possibile per migliorare le cose, ma niente può migliorare un'occupazione. Così sono tornato, e per due settimane non sono riuscito dormire. Ho deciso che c'è un limite rosso, che io non potrei mai rifare le stesse cose orrende come queste. Dopo un'altra riflessione mi è venuto in mente che una persona come me deve fare di più. Devo produrre un cambiamento, per evitare che Israele faccia l'ultimo passo diventando come la Serbia (e non siamo molto lontani). Ho comminciato a discutere con gente che pensava come me, ma non osava, e che poi s'è unita a me. Ora siamo più di 30 e spero che cresceremo. Vorremmo anche trovare una strada per arrivare al cuore del consenso. Essere un'altro gruppetto di sinistra non basta. Se hai delle idee, condividile per favore con me ...". Segue firma.
sabato 2 maggio 2009
TESTIMONIANZA Scrivono i militari d'élite d'Israele: "Oggi sui giornali il nostro rifiuto a Sharon"
Contro uno sfondo sempre più scuro, più deprimente, più disperante, di terrore individuale nei confronti di chi si batte contro l'occupazione militare, di terrore di stato, all'americana. In una situazione in cui muoiono bambini innocenti di una parte e l'altra, là in Palestina. In cui nessuna voce moderata si fa più sentire, quando urla da un lato uno Sharon o un BenEliezer, che non cercano altro che di eliminare qualsiasi processo di riconciliazione, e dall'altra un popolo di disperati, deciso che la morte valga più della vita, purché ferisca l'occupante e i suoi cari. Con uno squilibrio lacerante di forze sul terreno e un'assenza totale di qualsiasi freno della communità internazionale (liberale o altra). Con un collasso totale del campo della pace israeliano (una volta glorioso), diventato muto-sordo di fronte alla propaganda di stato. Non resta che guardare ammutoliti le scene in tv o sui giornali, o meglio abbituarsi a non seguire piu quest'orroreIn questo buio totale, mi scrive (il 15.1) un ufficiale israeliano:
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