E' una sventura che i rappresentanti del partito laburista nel governo stiano sostenendo un programma il cui contributo alla perpetuazione dell'occupazione e degli stabilimenti è ben più grande del suo contributo alla sicurezza e alla pace. È triste che i ministri laburisti stiano a guardare in posizione defilata mentre il primo ministro promuove illusioni di sicurezza all'interno dell'opinione pubblica - mentre respinge ogni idea in cui ci sia persino un solo suggerimento d'una genuina soluzione pacifica. 24 Feb 2002, 11:44 |
sabato 2 maggio 2009
editoriale HaaretzLa speranza e i campi minati
Invece di proporre un piano o presentare i passi che potrebbero portare Israele ed i Palestinesi di nuovo sul percorso del dialogo, il primo ministro Ariel Sharon si è concentrato nel suo discorso di giovedì su vuote parole circa l'immagine di sè israeliana e la "speranza" che batte nei cuori dei cittadini. In conformità con un richiamo superficiale alla necessità di "saldezza", e dopo avere parlato a molti nel pubblico israeliano, Sharon ha annunciato al suo pubblico che non si discosterà dalla politica fallimentare da lui seguita finora, che ha lasciato pochi con un qualsiasi ottimismo. Sharon non ha esibito la saldezza, ma la ostinazione d'un leader debole che difetta di capacità di analisiSe c'è una qualsiasi speranza che batte nei cuori degli israeliani, il primo ministro si è posizionato come una barriera fra loro e quella speranza. Anziché un progetto per costruire rapporti di vicinato basati sull'equità, ha promesso alla nazione paura, e ad i vicini disperati, recinzioni, mine, cani e ostacoli. La sua risposta alla nuova iniziativa saudita, il cui punto focale è la normalizzazione delle relazioni fra gli stati arabi e Israele in cambio d'un ritiro dai territori occupati (con aggiustamenti dei confini), è un programma di sicurezza fondata sul filo spinato il cui scopo è perpetuare l'attuale pantano. Sharon non ha accennato all'occupazione e non ha fatto neppure un generico riferimento al futuro che promette ai residenti della regioneIdee quali la messa in opera di "zone cuscinetto di sicurezza" hanno trovato molti sostenitori fra i politici e pure nell'estabilishment della difesa. Ciò è nient'altro d'una soluzione tattica ad una disputa che è fondamentalmente politica ed ideologica. Chiunque fortifichi i confini senza concludere l'occupazione sta evitando la ricerca d'una soluzione pratica al problema della sicurezza. Il programma di zone cuscinetto protegge gli insediamenti ed assicura il confronto continuo e le punizioni collettive: limitazioni di movimento, blocchi stradali, l'abbattimento di case, lo sradicamento dei frutteti e dei campiSharon sta promettendo agli israeliani un sedativo costoso, invece di proporre delle iniziative efficaci. L' efficacia del programma è discutibile, ma il suo costo è conosciuto ed è alto. È dubbio che salvi vite, ma è chiaro che richiederà risorse enormi all'economia e alla società. Chiaramente, non porterà alla fine del conflitto nè darà avvio ad un processo di ricostruzione, di sviluppo e prosperità così essenziali per gli israeliani ed i PalestinesiSharon sta portando avanti un programma che è un completo paradosso. Fortifica Israele dietro un confine immaginario, ma oltre esso, mantiene gli insediamenti ed i coloni sul posto. Non sta proponendo una fine all'occupazione, ma una sua fortificazione. Non uno sforzo per concludere il conflitto, ma un modo per perpetuarlo. Certo, nessuno promette che il processo di pace fra Israele ed i Palestinesi produrrà frutti immediati ed è possibile che lo stato di Israele richiederà non soltanto precisi e riconosciuti confini, ma anche uno che sia ben fortificato. Ma a quel punto tali confini separeranno lo stato di Israele e lo stato del Palestinesi; separerà gli israeliani ed i Palestinesi
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24 Feb 2002, 11:44
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