GERUSALEMME - «Puniamo i palestinesi fintanto che non arriveremo ad aprire una finestra diplomatica». Su questo punto i ministri israeliani sono tutti d’accordo. Ma quando si tratta di deliberare la strategia e i metodi l’intesa salta. La destra vuole bruciare tutti i ponti e usare solo il bastone. La sinistra cerca di mantenere uno spazio di manovra offrendo «bastone-carota». Il risultato è una grande confusione, con il premier Ariel Sharon che rimbalza dalla destra alla sinistra della sua coalizione nel tentativo di mantenersi al centro. Con risultati modesti. Questo il quadro emerso dalle riunioni del «governo della cucina» e del Gabinetto di sicurezza.Tra sabato e domenica il premier si consulta più volte con il ministro della Difesa Benyamin Ben Eliezer e con il capo della diplomazia Shimon Peres . Sharon vuole schierare di nuovo i tank sotto le finestre di Arafat a Ramallah. Ben Eliezer si oppone: «Le previsioni si sono avverate. Il confino imposto al raìs ha spinto i palestinesi a stare compatti dietro di lui. Non ha alcun incentivo ad abbassare il fuoco». Per il ministro della Difesa, Arafat deve avere la possibilità di partecipare al vertice arabo di Beirut a fine mese. Sharon non è della stessa idea.La discussione è animata ma alla fine il trio raggiunge il consenso su un piano in 17 punti che presenta, domenica, al Gabinetto di sicurezza. Ai ministri non vengono dati troppi dettagli: ci saranno massicce operazioni nei campi profughi, incursioni nei villaggi, intenso uso di elicotteri. Sharon poi rilancia la necessità degli omicidi mirati, con i capi Tanzim (al Fatah) in cima alla lista. «Ma Marwan Barghouti resta fuori della lista perché è un capo politico», sottolineano. Nuovo scontro. La sinistra è contraria agli assassini, il procuratore generale della Giustizia avanza dubbi legali. Qualche ministro pensa alla sua pelle. L’uccisione del leader del Fronte popolare è stata vendicata con l’omicidio del responsabile del Turismo Rahavam Zeevi. L’occhio per occhio vale anche per i palestinesi. Alla fine Sharon la spunta: ieri gli elicotteri fanno fuori due luogotenenti di Barghouti.Nell’esecutivo non tutti sono convinti delle proposte. In particolare il ministro della Scienza Matan Vilnai , un ex generale laburista. Si lamenta: «Quella che ci è stata presentata è un’idea e non una strategia. Quale è l’obiettivo». Vilnai ha uno scambio aspro con Sharon quando il premier insiste con l’assedio ad Arafat: «Dove esattamente vuoi mandare i carri armati? Nel suo salotto?».Silvan Shalom , si preoccupa dei kamikaze e suggerisce: «Distruggiamo le loro case e puniamo le famiglie. Potrebbe essere un deterrente».Ancora più duro il superfalco, Avigdor Lieberman , il russo, alleato di Netanyahu. Ecco il suo piano alternativo. «Dobbiamo dare un ultimatum ai palestinesi. Se non sospendete gli attacchi entro 24 ore noi agiremo così: alle 8 del mattino bombardiamo i centri commerciali palestinesi in Cisgiordania e Gaza. Alle 12 bombarderemo le stazioni di benzina. Alle 14 le banche». Interviene, caustico, Peres: «E alle 18 ricevi un invito a comparire davanti al Tribunale internazionale dell’Aja». Peres, dicono i suoi, sarebbe pronto a lasciare il governo. Ben Eliezer invece sarebbe contrario. Decideranno probabilmente domani.
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