Città del Vaticano, 2 aprile 2002
"Raramente - scrive l'Osservatore Romano sul Medio oriente - la storia è stata violentata con questa rudezza e spinta a ritroso da una chiara volontà di offendere la dignità di un popolo". E critica "l'irritante sussiego" di chi "afferma che gli attacchi sferrati da Israele sarebbero una difesa contro il terrorismo"."In realtà - scrive il giornale vaticano - quello che sta avvenendo si configura come un attacco sferrato contro persone, territori, luoghi, i luoghi santi: la terra del risorto è profanata con ferro e col fuoco e rimane quotidianamente vittima di un'aggressione che si fa sterminio".
L'Avvenire
"In realtà - scrive il giornale vaticano - quello che sta avvenendo si configura come un attacco sferrato contro persone, territori, luoghi, i luoghi santi: la terra del risorto è profanata con ferro e col fuoco e rimane quotidianamente vittima di un'aggressione che si fa sterminio".
«Tutte le istituzioni che hanno firmato documenti contro l'occupazione dei Territori mandino almeno un loro rappresentante per dire agli israeliani: "Qui vi fermate!". È una grave forma di illegalità che, dagli accordi di Oslo in poi, si continua a tollerare nei Territori senza che nessuno faccia qualcosa». Un botto secco copre per un attimo la sua voce: «Ha sentito gli spari? La situazione si va deteriorando di ora in ora. L'impressione è che Sharon, avendo ormai perso politicamente, è determinato a proseguire ciecamente il suo progetto militare del tanto peggio tanto meglio».
Erano circa 120 i pacifisti, in buona parte italiani, che ieri mattina stavano presidiando tre ospedali e il quartier generale dell'Anp nel centro della capitale cisgiordana. «È stato lo stesso personale sanitario a chiederci di restare. Grazie alla nostra presenza i carri armati e le pattuglie si sono ritirate di qualche metro», racconta Federico Mariani, presidente di Ya Basta, uno dei primi italiani a giungere venerdì fino al quartier generale dell'Anp. Scudi umani per scortare le ambulanze e i convogli umanitari. «Domenica al "Ramallah hospital" - prosegue il racconto di Bizzotto - un carro armato bloccava l'accesso al pronto soccorso. Quando un'ambulanza con due corpi dilaniati è giunta all'ospedale i soldati sono stati aggrediti dagli infermieri che hanno portato davanti alla pattuglia i corpi insanguinati delle due vittime. Scene del genere non le avevo mai viste». Questo spontaneo contingente internazionale di pace ha creato tre isole protette, ma scortare i medici per la città è divenuto di ora in ora sempre più rischioso.Nel pomeriggio la sede del Palestinian medical relief è stato rastrellato mentre al suo interno si trovava anche l'eurodeputata Luisa Morgantini (Rifondazione) con altri 6 pacifisti italiani. «I soldati hanno separato gli uomini dalle donne e poi fatto inginocchiare un gruppo di fronte a un muretto», ha raccontato Albino Bizzotto dal suo rifugio proprio di fronte alla sede dell'ong palestinese. Luisa Morgantini, deputata a Bruxelles, delegata ai rapporti fra l'europarlamento e l'Assemblea palestinese, in serata è riuscita a rientrare con gli altri italiani in uno degli ospedali. «Sono stata ostaggio dell'esercito, mi hanno usata come scudo umano assieme a un medico per aprire la via all'ispezione dei soldati israeliani. Una violenza inaudita: sparatorie, bombardamenti. Per mezza giornata siamo tenuti in ostaggio mentre accanto a me ha visto scene strazianti. Giovedì torno a Bruxelles per ripartire con una delegazione di eurodeputati», conclude. L'ambasciata italiana ha chiesto chiarimenti alle autorità israeliane. Una missione coraggiosa quella dei pacifisti a Ramallah, giunti a rinforzare la prima delegazione di una dozzina di italiani che venerdì erano arrivati fino al quartier generale di Arafat. Fra domenica e lunedì la presenza di questo spontaneo contingente di pace internazionale si è moltiplicato. Oltre ad Albino Bizzotto e Luisa Morgantini erano riusciti a superare lo sbarramento dei check-point anche il leader no-global Luca Casarini con numerosi esponenti dei Disobbedienti e di Ya Basta.Ma l'episodio più grave è avvenuto nei presi del campo profughi di Beit Jala dove un centinaio di attivisti si era schierato davanti ai carri armati israeliani che stringevano d'assedio Betlemme. Da un blindato sono partite alcune raffiche che hanno ferito 7 dimostranti. Una ragazza australiana è stata ricoverata d'urgenza per la perforazione dello stomaco.
Nessun commento:
Posta un commento