sabato 2 maggio 2009

di Amira Hass Il ciclo infernale

Il capo dei servizi segreti militari d'Israele prevede nuovi attacchi palestinesi sempre più violenti contro i civili israeliani. Il 22 gennaio un palestinese ha aperto il fuoco in una strada di Gerusalemme uccidendo due donne e ferendo altre 14 persone. Il braccio armato di al Fatah ha rivendicato l'attacco. Secondo Israele l'attentatore ha agito su ordine di Arafat o di altri leader del suo movimento. Come il sostenitore di al Fatah che la settimana prima aveva sparato contro gli invitati a una festa di comunione. Per Israele l'obiettivo di Arafat è uccidere quanti più israeliani possibile. Qualsiasi tentativo di suggerire che queste azioni non hanno bisogno di ordini cade nel vuoto. Così come il tentativo di dire che gli attentatori sono spinti dalla rabbia accumulata negli anni. Questi giovani hanno assistito all'uccisione di tanti loro amici, hanno visto distruggere case e oliveti, sono sopravvissuti ai bombardamenti e subiscono ogni giorno restrizioni terribili. Ogni menzione della parola "occupazione" è respinta dalla maggior parte degli israeliani. Attribuire a Yasser Arafat la pianificazione di questi attentati significa riconoscergli una forza che non ha. Ma così Israele può continuare ad agire con violenza contro di lui, contro le istituzioni e contro i cittadini palestinesi. Aumenterà solo il numero dei palestinesi che cercano la vendetta, spingendo Israele a nuove rappresaglie, seguite da quelle palestinesi e poi da quelle israeliane e così via. Fino alla nausea.

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