«Sharon aveva promesso pace e sicurezza. Ma sin dal principio il suo obiettivo centrale è stato perpetuare la presenza di Israele in Cisgiordania e a Gaza e costruire altre colonie in terra araba, allo scopo di inglobare i territori della Palestina del mandato britannico nello Stato israeliano. La maggioranza degli israeliani ha votato per lui perché durante tutta la campagna elettorale ha coltivato l’immagine del padre protettivo che vigila sui figli. Per un anno la società israeliana lo ha appoggiato senza riserve. Oggi, però, la sua popolarità è decisamente in calo».«Sharon è solo la continuazione di un problema la cui vera origine è nella gestione del suo predecessore. Ehud Barak si ritirò da Camp David dopo aver fatto un’offerta assolutamente inaccettabile per qualunque palestinese. Tornò in Israele dicendo che aveva offerto ai palestinesi tutto ciò che volevano, ma Arafat aveva rifiutato e non c’era possibilità di firmare la pace. La società israeliana arrivò alla conclusione che la guerra era inevitabile e votò per la destra, perché in una situazione di crisi la risposta del Likud sembrava più conveniente di quella offerta dai laburisti».
Che cosa pensa del piano di pace saudita?
«E’ l’elemento che può provocare un cambio di tendenza radicale nell’opinione pubblica israeliana. La possibilità che tutto il mondo arabo normalizzi le sue relazioni con Israele è infinitamente migliore di un semplice accordo di pace con l’Autorità nazionale palestinese. E’ un’iniziativa sorprendente che ha colto di sorpresa tutti, incluso il popolo saudita. Se Israele non accetterà questa proposta, commetterà un errore storico».
El mundo
14 Mar 2002, 12:48
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