Internazionale 6 gennaio 2002
sabato 2 maggio 2009
Amira hass:Lingue Diverse
Martedì notte. Una telefonata urgente dalla redazione: Arafat ha appena fatto un discorso in cui dice che i palestinesi sono pronti a sacrificare 70 shuhada (martiri) per ogni "loro" (degli israeliani) shahid (martire). La notizia è appena apparsa in un sito Internet. Poi alla radio e alla tv. È una notizia, certo: solo due giorni dopo il suo appello per un cessate il fuoco, Arafat torna a parlare di martiri e di lotta. Tre ore di ricerche hanno dato i loro frutti. In effetti, Arafat aveva ricevuto una delegazione di palestinesi di Gerusalemme Est in occasione di una festività musulmana, l'Aid el Fitr. Per lo più sostenitori del suo movimento, al Fatah. In effetti, erano volate esclamazioni, slogan e parole grosse. In effetti, Arafat aveva elogiato i palestinesi di Gerusalemme che con tenacia, malgrado le misure repressive israeliane, restano aggrappati alle loro case nella zona orientale della città, ostacolandone la giudaizzazione. Ha detto qualcosa sui "loro martiri" e i "nostri"? No, ha citato un proverbio attribuito a Maometto, secondo cui tutto a Gerusalemme vale più che in altri luoghi: un martire a Gerusalemme ne vale settanta in qualsiasi altro posto. Nei media israeliani si è diffusa come un lampo una traduzione imprecisa. Dopo tutto, la traduzione sbagliata coincide perfettamente con l'idea generale che prevale in Israele: Arafat è un bugiardo che parla due lingue diverse, non bisogna credergli e il nostro compito è quello di smascherarlo.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento