sabato 2 maggio 2009

di ZVI SCHULDINER I nostri ragazzi

Ieri sul principale quotidiano israeliano, Haaretz, è uscito con enorme evidenza un drammatico annuncio a pagamento: un grido di quella che è considerata la crema della società israeliana. Non sono più gli obiettori di coscienza di Yesh Gvul e altri gruppi pacifisti. Adesso sono gli ufficiali e i soldati dell'occupazione ad affermare con assoluta chiarezza di essere stanchi del ruolo repressivo cui sono stati chiamatiRiaffermano il loro credo politico, sono stati educati negli ideali del sionismo, hanno servito a più riprese nell'esercito. Ma non ne possono più. Sono più di cinquanta e la loro coscienza è devastata. Oggi anche loro si rendono conto del ruolo criminale cui l'occupazione li ha costretti. E hanno deciso di aderire a una minoranza ogni giorno più consapevole che gli obiettivi perseguiti dal governo Sharon sono la guerra e l'occupazione sempre più brutale. Sono carristi e paracadutisti, marinai e artiglieri, ma tutti sanno benissimo qual è il prezzo di sangue dell'occupazioneNon è necessario aggiungere molto a quanti proclamano che non saranno più soldati al servizio dell'occupazione e fanno capire, con una metafora che rimanda alla guerra dell'82 in Libano ("la guerra per la pace in Galilea"), che non serviranno più nella guerra per la pace degli insediamenti colonici. Anche l'altro quotidiano Yediot Ahronot e la tv israeliana hanno dedicato grande spazio al caso. Questo vuol dire che si tratta di una voce molto forte che si alza dal di dentro della élite israeliana. Quelli che si chiamano "i nostri migliori ragazzi"Adesso alcuni di loro mostrano alla luce del sole le crepe di una società traumatizzata che va ad occhi chiusi dietro uno Sharon che punta, a occhi bene aperti, verso la guerraE' un appello alla società israeliana. Ma è anche un grido d'allarme per tutti coloro che tacciono. Bisogna evitare ad ogni costo che l'Europa si trinceri dietro un nuovo silenzio complice. Si deve dire un no secco ai progetti criminali di Sharon. Progetti che porteranno a una nuova tragedia. Non solo per le vittime palestinesi ma anche per tutti gli israeliani. 
Da il manifesto 26 Gennaio 2002

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